“Accogliere, ma…”. La chiesa europea non sa bene che fare con i migranti
Gli auspici del Papa alla prova delle diocesi del continente, tra chi vorrebbe mettere in pratica la strada illustrata dal Pontefice e chi invece si mostra dubbioso sulla sua replicabilità in contesti tanto diversi. Per l'arcivescovo di Praga è impossibile accettare tutti i rifugiati.
di
17 MAY 16
Ultimo aggiornamento: 01:06 PM | 21 AUG 20

Roma. Che vi fossero posizioni diverse tra le file dei vescovi europei circa la risposta da dare alla crisi migratoria, era noto. Lo stesso presidente del Consiglio delle conferenze episcopali continentali, il cardinale arcivescovo di Budapest Péter Erdo, l’ha riconosciuto, motivando così la difficoltà della chiesa europea a rispondere in modo compatto alla chiamata di Francesco per dare rifugio a chi cerca la salvezza dalle guerre, abbattere i muri e costruire ponti. “Il fenomeno migratorio va affrontato a livello continentale, tenendo presente le diversità che ci sono nelle diverse regioni europee che vanno esaminate con pazienza per trovare le risposte cristiane adeguate alle sfide concrete”, sottolineava Erdo – che ha voluto precisare come “in nessun paese europeo ci sono muri” – al termine di un’udienza con Francesco durante la quale “abbiamo parlato a lungo di migrazione, ma il problema non può essere spiegato in un comunicato di tre righe”. La complessità della situazione fa sì che “dare una ricetta unica sia molto difficile”.
Se il porporato ungherese tenta di mediare tra le diverse anime dell’episcopato, diviso tra chi vorrebbe mettere in pratica nella particolarità delle singole diocesi la strada illustrata dal Pontefice – soprattutto l’accoglienza di una famiglia di profughi nelle parrocchie, nei monasteri e nei conventi, come auspicato nell’Angelus dello scorso 6 settembre – e chi invece si mostra dubbioso sulla sua replicabilità in contesti tanto diversi, ben più netto è stato il cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga, che ha tirato in ballo direttamente Bergoglio riguardo gli effetti della crisi migratoria. “La sensibilità di Papa Francesco sulle questioni sociali è diversa dalla nostra. Papa Francesco è popolare e ci sono diverse ragioni per la sua popolarità. Egli proviene dall’America latina, dove il divario tra ricchi e poveri è maggiore”, ma “una comprensione profonda e radicata della storia del continente è di vitale importanza”. Il problema è rappresentato dal modo in cui si declina la sua visione sociale – che per Duka è prettamente sudamericana – dinanzi alla crisi che attraversa l’Europa.
La ricetta è quella proposta dalle chiese orientali, che da tempo denunciano il progressivo esodo e conseguente sparizione della comunità cristiana dalla Siria e dall’Iraq: fare il possibile per aiutare in loco le popolazioni minacciate, mettendole in grado di non cedere alle sirene europee che promettono porte aperte e accoglienza, come ha fatto Angela Merkel che – sono parole del cardinale Duka – “mina una serie di princìpi fondamentali dell’Unione europea, i problemi della sicurezza e l’accordo di Schengen”.
Di più su questi argomenti:
Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.