•
Quanto pesa sulla Germania l’asse tra Orcel e l’Ue su Commerzbank
L’Europa endorsa Unicredit nella sua scalata a Commerzbank e pone un grosso tema al governo tedesco. L’ops riapre il tema delle fusioni bancarie e della fine dei nazionalismi finanziari
di
5 MAY 26

Andrea Orcel è una via di mezzo tra un “picconatore” di sovranismo finanziario e un “federatore” di banche europeo. Ha in mente un modello, che è appunto di tipo federale, una novità per l’Unione, e lo sta imponendo alla Germania, dove Unicredit sta per far partire l’offerta pubblica di scambio su Commerzbank nonostante l’opposizione del governo di Friedrich Merz, che nelle ultime settimane avrebbe cercato, senza trovarlo, un “cavaliere bianco” per contrastare l’iniziativa italiana. L’operazione è, infatti, considerata “ostile” dai tedeschi, ma da ieri gode ufficialmente dell’appoggio “politico” di Bruxelles. “Abbiamo bisogno di campioni europei piuttosto che nazionali, e sì, abbiamo bisogno di più fusioni e acquisizioni transfrontaliere”, ha affermato Kyriakos Pierrakakis, ministro greco dell’Economia e presidente dell’Eurogruppo.
Unicredit incassa, così, un assist senza precedenti nella storia dell’Unione europea che vede l’approccio protettivo degli stati come un ostacolo al rafforzamento della competitività finanziaria dell’area. Nella campagna di Germania, alcuni pensano che Orcel stia andando avanti con scarso fair play istituzionale, anzi, diciamolo pure, con la clava, ma non balla da solo. Ha il sostegno plebiscitario dei suoi azionisti, che in assemblea hanno votato a favore dell’aumento di capitale (fino a 6,7 miliardi) che serve per finanziare la maxi operazione con una percentuale del 99,5 per cento. Unicredit è una vera public company, con oltre il 70 per cento del capitale rappresentato da fondi istituzionali, in buona parte americani e Blackrock in prima fila con una quota del 7 per cento. E il voto espresso è stato di pieno sostegno alle scelte che sta compiendo il management.
In un anno e mezzo, Unicredit è arrivata a detenere il 32 per cento di Commerzbank, prima acquisendo un pacchetto direttamente dal governo tedesco, che ancora possiede il 12 per cento, e successivamente attraverso rastrellamenti di azioni a più riprese sul mercato. Un percorso che in Germania è stato vissuto come un affronto dalle istituzioni e dai vertici del gruppo bancario, ma che ha anche riscosso apprezzamento nella opinione pubblica tedesca più filo europeista. Questo percorso di avvicinamento a Commerzbank, ha spiegato durante l’assemblea il presidente di Unicredit ed ex ministro, Pier Carlo Padoan, è stato seguito dal consiglio con grande attenzione e lo continua a sostenere pienamente.
“Per comprendere le ragioni di questa convinzione, è utile ricordare quanto è già stato realizzato sotto la guida di Andrea Orcel come amministratore delegato”, ha detto. “Questa strategia è stata applicata in tredici mercati core attraverso un modello federato che permette a ciascuna delle nostre banche di mantenere la propria identità, le relazioni con la clientela e la competenza locale, beneficiando al contempo della dimensione, delle infrastrutture e della portata di una piattaforma paneuropea integrata”. Insomma, se il ceo di Unicredit aveva bisogno di una benedizione prima di partire con l’attacco finale per la conquista della terza banca tedesca lo ha ricevuto dal suo presidente. “E’ opinione condivisa del consiglio che Commerzbank possa generare più valore rispetto a quello che sta facendo”, ha incalzato Padoan spiegando che si è cercato sempre un dialogo costruttivo con la banca tedesca ma che di fronte alla mancanza di riscontro, Unicredit ha dovuto rendere pubbliche le sue valutazioni, a volte anche critiche, sulla gestione della banca.
Unicredit punta ad estendere a Commerzbank il modello battezzato “Unlockerd”, che vuol dire sbloccato, senza blocchi, che ha già dato risultati a livello di gruppo. Una volta sotto il controllo, Commerzbank verrebbe fusa con HVB, l’altra banca tedesca controllata da Gae Aulenti, scegliendo come sede unica della controllata “federata” tedesca Monaco di Baviera oppure Francoforte. La capogruppo, Unicredit, manterrebbe la sede in Italia, diventando così una sorta di holding europea di partecipazioni bancarie. Ma è proprio questo approccio strategico a non essere condiviso dai vertici di Commerzbank.
Nei giorni scorsi, la ceo, Bettina Orlopp, ha detto testualmente che Orcel “non ha capito” il modello di business che è quello di sostenere la piccola e media impresa tedesca. E ieri, il vice direttore generale dell’istituto, Michael Kotzbauer, ha aggiunto che quello presentato da Unicredit è un piano “che smantella la banca” così come opera attualmente per i suoi clienti e non offre alcun compenso ai suoi azionisti. In tutto questo, il cancelliere Merz tace. Dopo avere alzato barriere, di fronte al progredire della scalata italiana, ha scelto un silenzio di dubbia interpretazione perché potrebbe essere inteso come una sorta di resa all’evidenza del fatto che Unicredit ha buone possibilità di arrivare a questo punto al 40 per cento di Commerzbank, che in Germania vuol dire detenere il controllo, oppure se nasconde un’azione di intralcio che, comunque, lo metterebbe in imbarazzo con l’Europa. Si vedrà. Intanto, l’ops dovrebbe partire tra oggi e domani, salvo obiezioni della Bafin, la Consob tedesca.