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Seul e la nuova geografia dell’intelligenza artificiale. Perché i mercati guardano alla Corea
Samsung e SK Hynix vendono le memorie Hbm, uno degli ingredienti più importanti per alimentare gli algoritmi. Intanto il governo di Lee Jae-myung spinge sull’AI sovrana e la borsa sale del 187 per cento in un anno. Ma le valutazioni non sono ancora in zona bolla
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6 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 09:07 PM

Foto Getty Images
La borsa di Seul è cresciuta del 6 per cento in un giorno, del 35 per cento in un mese, del 187 per cento in un anno. Sono numeri da febbre finanziaria. Ma dietro il rally coreano non c’è soltanto l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. C’è una storia industriale che ha fatto diventare la Corea del Sud uno dei cuori pulsanti della nuova economia dell’AI.
Seul è oggi il simbolo più forte della seconda geografia dell’intelligenza artificiale: la rivoluzione è nata negli Stati Uniti, ma si sta sviluppando anche in Asia, dove produzione, ricerca e innovazione industriale avanzano insieme. Samsung Electronics e SK Hynix sono i due nomi centrali. Entrambe producono HBM, High Bandwidth Memory, cioè memorie ad altissima velocità usate nei sistemi di intelligenza artificiale. Sono componenti indispensabili perché permettono ai processori di Nvidia e degli altri produttori di lavorare più rapidamente su enormi quantità di dati. Senza memoria veloce, anche il chip più potente resta frenato.
Per questo la domanda di HBM è esplosa e Samsung, insieme a SK Hynix, si è trovata al centro di uno dei mercati più redditizi del momento. I risultati lo confermano. Nel primo trimestre del 2026 Samsung ha registrato ricavi record per 133,9 trilioni di won (circa 78 miliardi di euro) e un utile operativo di 57,2 trilioni di won (33 miliardi di euro), più di otto volte superiore rispetto all’anno precedente. Il mercato azionario coreano ha reagito di conseguenza: il Kospi, il principale indice della Borsa di Seul, ha superato per la prima volta quota 7.300 punti, trascinato dai due leader ma anche da tutto l’ecosistema che ruota attorno ai chip, dalle apparecchiature elettriche ai materiali, dal packaging avanzato alla robotica. In altre parole, gli investitori stanno comprando l’intera filiera coreana dell’AI.
La corsa di Seul è favorita anche da un fattore finanziario: le azioni coreane partivano da valutazioni basse. Gli analisti parlano da anni di “Korea discount”, cioè lo sconto con cui molte società sudcoreane vengono valutate rispetto ai concorrenti internazionali. Il motivo è societario. La Corea è dominata dai chaebol, grandi conglomerati familiari come Hyundai, LG, SK e la stessa Samsung. Sono gruppi potenti, spesso governati dalle dinastie fondatrici attraverso strutture complesse più dedite al controllo familiare che al rendimento degli azionisti. Da qui lo sconto. Oggi, però, questa preoccupazione è passata in secondo piano e il mercato si è accorto che le aziende della penisola asiatica sono strategiche, crescono e costano meno di molte rivali americane o taiwanesi.
Il governo di Lee Jae-myung ha capito che l’AI non è solo una tecnologia, ma una questione di potere nazionale. Per questo Seul sta costruendo un modello di sviluppo diverso da quello americano. Negli Stati Uniti l’innovazione nasce soprattutto da capitale privato e grandi piattaforme. In Corea lo stato sceglie alcuni settori strategici, finanzia le aziende, favorisce la concentrazione delle risorse e chiede risultati.
Un caso esemplare è quello dell’AI sovrana. Con questa espressione si intende la capacità di un paese di sviluppare modelli di intelligenza artificiale autonomi, addestrati sulla lingua locale, con propri dati, invece di dipendere interamente da OpenAI, Google o altri fornitori stranieri. La Corea ha selezionato cinque campioni nazionali a fine 2024 - LG AI Research, SK Telecom, Naver Cloud, NC AI e Upstage - e li sottopone a valutazioni periodiche. Chi non raggiunge gli obiettivi viene eliminato in una sorta di Squid Game applicato all’industria. Alla fine ci saranno due vincitori, che riceveranno più risorse pubbliche e accesso a infrastrutture e dati governativi. Per ora è in vantaggio Lg.
L’obiettivo non è creare un ChatGPT coreano. Seul vuole modelli capaci di comprendere meglio la lingua coreana, le sue sfumature, i dialetti, il contesto culturale e le applicazioni strategiche e industriali nazionali. È una scelta tecnica e insieme politica. In un mondo in cui l’AI diventa infrastruttura essenziale per banche, pubblica amministrazione, sanità e difesa, dipendere da modelli esteri viene considerato un rischio.
Questa ambizione richiede capitali enormi. Sviluppare modelli nazionali, costruire data center, rafforzare il cloud e assicurarsi la capacità di calcolo significa mobilitare investimenti pubblici e privati su scala gigantesca. È anche questa concentrazione di risorse, tecnologia e domanda futura ad aver attirato gli investitori esteri e alimentato il rally della Borsa di Seul.
Questa ambizione richiede capitali enormi. Sviluppare modelli nazionali, costruire data center, rafforzare il cloud e assicurarsi la capacità di calcolo significa mobilitare investimenti pubblici e privati su scala gigantesca. È anche questa concentrazione di risorse, tecnologia e domanda futura ad aver attirato gli investitori esteri e alimentato il rally della Borsa di Seul.
Resta però una domanda: con l'AI siamo davanti a una bolla finanziaria globale, di cui la Corea è solo una propaggine? Il dubbio accompagna ogni grande cambiamento tecnologico quando prende a trascinare i mercati. E il paragone più immediato è quello con la fine degli anni Novanta, quando internet prometteva di cambiare l’economia mondiale e le Borse corsero molto più dei profitti. Ma il confronto con la bolla dot-com va maneggiato con cautela. Il caso paradigmatico è quello di Cisco, l’azienda simbolo di quella stagione. Produceva router e apparati di rete, cioè l’infrastruttura necessaria per collegare il mondo online. Tra il 1995 e il 2000 il suo valore aumentò di circa 25 volte, fino a renderla per un momento la società più capitalizzata al mondo. Poi, nella primavera del 2000, la bolla scoppiò e il titolo perse oltre l’80 per cento.
Nvidia è il simbolo della corsa all’AI e oggi occupa un ruolo simile: vende l’infrastruttura fondamentale della nuova rivoluzione tecnologica. I suoi chip sono indispensabili per addestrare e usare i modelli algoritmici. Anche la sua capitalizzazione è esplosa. Ma c’è una differenza: Cisco correva soprattutto sulle aspettative; Nvidia, e molte altre big del settore come Samsung, corrono anche sugli utili.
Se infatti si guarda al rapporto prezzo/utili, il confronto con la bolla internet si ridimensiona. Il P/E è un indicatore finanziario, tra i più utilizzati, che indica quanto il mercato è disposto a pagare per gli utili di una società: è, in pratica, il prezzo al chilo di un’azione. Un prezzo alto può essere giustificato se la qualità è eccezionale, ma se diventa esagerato significa che il compratore sta pagando troppo. Cisco, al picco di inizio 2000, quotava a circa 200 volte gli utili. Nvidia oggi tratta intorno a 40 volte gli utili attesi: è cara, ma non in bolla, perché i suoi profitti stanno crescendo quasi quanto la sua capitalizzazione.
Questo non significa che i titoli non possano scendere, né che l’AI non possa attraversare una fase di delusione. Se gli investimenti nei data center rallentassero, se i clienti iniziassero a chiedere ritorni più rapidi e se i modelli generativi mostrassero di non riuscire a migliorare ancora, molte valutazioni potrebbero sgonfiarsi. Ma sarebbe una correzione, non una bolla che scoppia. La bolla nasce quando i prezzi si separano troppo dai profitti reali. E per ora, nel caso di Nvidia come in quello di molte delle grandi società tecnologiche coreane, i profitti ci sono e crescono.