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Il paradosso del Doge di Musk e Trump: meno dipendenti e più spesa pubblica
E' stato fatto il più grande taglio di forza lavoro in tempo di pace nella storia americana (400.000 dipendenti) ma il bilancio federale è cresciuto di 301 miliardi, e i pagamenti impropri delle agenzie governative sono aumentati del 15%
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8 MAY 26

La prima settimana di maggio, negli Stati Uniti, è la Public service recognition week: la settimana in cui si celebrano i dipendenti federali. Non poteva esserci dunque momento migliore per trarre un bilancio sul primo anno (e quattro mesi) di vita del Doge, il Department of Government Efficiency, figlio del matrimonio politico turbolento tra il presidente Donald Trump ed Elon Musk.
Il Doge, nato per modernizzare tecnologia e software del governo federale, si trasformò in breve tempo anche in una campagna di riduzione della forza lavoro. Il 28 gennaio 2025 più di due milioni di dipendenti federali ricevettero una mail dall’Office of personnel management (Opm), l’agenzia federale che gestisce il personale pubblico, intitolata “Fork in the road”. Chi voleva poteva rispondere con una sola parola, “resign”, per accedere al programma di dimissioni “volontarie”, il Deferred resignation program (Drp). Poche settimane dopo arrivò l’email “What did you do last week?”, che chiedeva di elencare cinque risultati settimanali, pena essere considerato “dimissionario” ( Pentagono, Fbi, dipartimento di Stato e servizi di intelligence dissero ai propri dipendenti di ignorare la mail). Ma com’è finita quest’ondata di tagli?
Ci ha pensato David Lebryk, 35 anni al dipartimento del Tesoro americano, a fare il punto della situazione, proprio nella settimana dedicata ai dipendenti federali: da quando il Doge è arrivato a Washington, oltre 400 mila “servants” hanno lasciato il governo, ma la spesa pubblica è aumentata di centinaia di miliardi. Pochi mesi fa anche il Cato Institute, tempio del liberismo a Washington e dunque non sospetto di simpatie per la burocrazia, ha tirato le sue somme: il Doge ha prodotto il più rapido taglio della forza lavoro federale in tempo di pace nella storia americana, ma nella curva della spesa non si è vista alcuna flessione. L’Opm riporta che dal 20 gennaio 2025 il saldo netto è di 278 mila dipendenti in meno; di questi, quasi 140 mila sono usciti attraverso il Drp, costato 4,5 miliardi di dollari.
Lebryk era tra i funzionari con il grado più alto al Tesoro all’insediamento di Trump, e fu nominato Acting secretary dal presidente stesso nel gennaio 2025. Si dimise il 31 dello stesso mese, perché si rifiutò di dare al Doge l’accesso ai sistemi di pagamento del Tesoro, quelli che erogano il 90 per cento dei versamenti federali, compresi gli assegni della Social security. Lebryk stesso, al Tesoro, guidò ristrutturazioni che ridussero costi e personale del 20-25 per cento: non è di certo difensore automatico della burocrazia. Il suo punto è che si può tagliare ma solo quando fatto con strategia. Il Doge, secondo lui, ha fatto l’opposto, lasciando contratti a pieno regime e agenzie, ma, ovviamente, con meno risorse: il dipartimento ha applicato la logica “move fast and break things” alla macchina pubblica dove eventualmente a fare le spese dell’inefficienza sono i cittadini, e non gli azionisti come nel caso dei tagli al personale di Twitter, ora X.
Elon Musk aveva promesso prima 2.000 miliardi di dollari di risparmi, poi 1.000, poi 150. Oggi il sito del Doge rivendica 215 miliardi, ma ammette che le “ricevute” pubblicate coprono circa il 30 per cento del totale dichiarato. Secondo un’analisi della National public radio (Npr), molti contratti cancellati non hanno nemmeno prodotto risparmi reali perché i fondi erano già stati spesi o perché il Doge “rendicontava” il valore massimo teorico, non quello effettivo. Il braccio investigativo del Congresso americano, il Government accountability office (Gao), ha invece stimato che nel 2025 le agenzie federali hanno comunque effettuato 186 miliardi di pagamenti impropri (frode, erogazioni eccessive, errori): un aumento del 15 per cento rispetto al 2024.
Nel frattempo la spesa federale ha continuato a salire. Nell’anno fiscale 2025, chiuso il 30 settembre, il governo americano ha speso 7.010 miliardi di dollari, 301 miliardi in più dell’anno precedente, secondo il Congressional budget office (Cbo), e il costo dei dipendenti federali pesa circa l’8 per cento della spesa totale. Il restante 92 per cento sono spese e assegni legati alla Social security, Medicare, Medicaid, difesa (ma anche alla spesa monstre per gli interessi sul debito: 1.200 miliardi di dollari nel 2025, secondo i dati del Tesoro). Molte sono voci che il Congresso non ha toccato e che nemmeno Trump, come altri presidenti prima di lui, vuole o riesce toccare, perché elettoralmente troppo sensibili. I dati del Gao mostrano che il problema degli sprechi esiste. Ma non passa solo per il licenziamento spasmodico dei funzionari federali, dove secondo le stime del Cato Institute anche un taglio del 10 per cento del personale produrrebbe un risparmio complessivo di 40 miliardi di dollari, meno dello 0,6 per cento della spesa federale.