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Orcel lancia segnali di pace al Mef (niente ricorsi) ma si ritrova con un quasi golden power in Germania
Il doppio binario su cui si muove Unicredit e l'idea di Berlino di schierare la banca pubblica Kwf per creare un blocco tutto tedesco nel capitale di Commerzbank. Un testa a testa mica da ridere
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8 MAY 26

Foto ANSA
Scontro aperto in Germania e tentativi di pacificazione in Italia. Il gruppo Unicredit guidato da Andrea Orcel si muove su questo doppio binario nel tentativo di realizzare una crescita dimensionale che sembra dare fastidio ai governi di entrambi i paesi. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato addirittura sferzante nel criticare ieri l’operazione di Unicredit su Commerzbank. “Respingiamo fermamente tattiche ostili e aggressive”, ha detto aggiungendo un messaggio che suona un po’ come una strizzata d’occhio all’Unione europea e un po’ come una barriera insormontabile all’iniziativa italiana: “Pur riconoscendo che la Germania ha bisogno di grandi banche, non ogni tipo di acquisizione è la benvenuta”. Per il capo del governo federale, il modo con cui Unicredit sta avanzando è sostanzialmente inaccettabile. “Non è così che si tratta una banca tedesca”, ha incalzato. E ancora: “E’ così che si distrugge la fiducia”. Un arrocco totale da parte di Berlino al quarto giorno dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit sulla terza banca tedesca. Non ci sono state, almeno in prima serata, repliche significative da parte di componenti del governo o dai partiti di maggioranza, troppo impegnati a sbrogliare la matassa delle chat che si sono scambiati con l’ex dg del Tesoro, Marcello Sala, ai tempi della scalata di Mps a Mediobanca. Vero è che quando di mezzo c’è la banca di Gae Aulenti, potere finanziario e potere politico si polarizzano senza trovare una sintesi. Forse è per questo che negli ultimi tempi il presidente Pier Carlo Padoan è diventato più attivo nella cura delle relazioni istituzionali della banca milanese con i palazzi governativi romani (e anche quelli europei). Una strategia della “distensione” di cui la rinuncia al ricorso al consiglio di stato sul golden power per Banco Bpm (non più un’indiscrezione ma un fatto registrato e apprezzato dal Mef) rappresenta un elemento essenziale così come lo potrebbe diventare la partecipazione di Unicredit alla gara per la vendita della Banca del Mezzogiorno promossa da Mediocredito Centrale. In particolare, la decisione di abbandonare le carte bollate sul golden power sarebbe stata presa da Orcel e Padoan proprio per dimostrare che Unicredit non rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale e aprirsi la strada a future eventuali altre operazioni in Italia. Lo scorso anno l’esecutivo di Giorgia Meloni è ricorso ai poteri speciali per ostacolare l’acquisizione di Banco Bpm.
La stessa scena si sta ripetendo oggi in un altro paese europeo dove Unicredit punta a crescere. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, Berlino vorrebbe schierare la banca pubblica Kwf per creare un blocco tutto tedesco nel capitale di Commerzbank che si opponga all’italiana Unicredit. In pratica, Kwf dovrebbe acquistare azioni di Commerzbank per 5 miliardi in modo da portare la partecipazione del governo federale dall’attuale 12 per cento a circa il 30. Fare questo durante l’offerta pubblica di scambio di Unicredit equivale ad arrivare a un testa a testa Italia-Germania mica da ridere. E’ una sorta di golden power germanico, che, se confermato, potrebbe suscitare qualche perplessità anche a livello di Unione europea. Kwf, infatti, è un’istituzione statale – una delle banche di sviluppo più grandi del mondo. E’ come se Meloni chiedesse a Cdp oppure a Mediocredito centrale o a Invitalia di contrastare la posizione rilevante acquisita dal gruppo Crèdit Agricole in Banco Bpm, anche se, a dire il vero, i francesi non hanno lanciato un’ops (e a quanto pare hanno promesso di non farlo nelle interlocuzioni che ci sono state con Palazzo Chigi) come, invece, ha fatto Unicredit su Commerzbank.
Anzi, Orcel sta facendo molto di più. Sta proprio accerchiando Commerzbank con rastrellamenti di azioni a tappeto e la costruzione di posizioni in derivati nel capitale anche attraverso altri intermediari finanziari come Jeffries: quest’ultima si sarebbe portata al’11 per cento della banca tedesca facilitando così l’ulteriore rafforzamento di Unicredit che è già arrivato a detenere circa il 35 per cento senza contare le azioni che saranno eventualmente consegnate dai soci durante l’ops che termina il 16 giugno. E sul fatto che questa possa incontrare il favore del mercato ci sono ormai pochi dubbi visto che Orcel ha già fatto intendere ai media tedeschi di essere disponibile a rendere il prezzo più allettante. Ma proprio tutto questo dinamismo sembra urtare la suscettibilità teutonica spingendo Merz verso una posizione antieuropea o, peggio, anti italiana, anche per compiacere i potenti sindacati che temono un massiccio tagli di posti di lavoro in caso di fusione tra i due istituti bancari. Forse qualcuno dovrebbe ricordare a Merz che Orcel non ce l’ha con i tedeschi e non vuole “smantellare” Commerzbank e che anche in Italia si muove un po’ come un raider di Borsa e un po’ come un banchiere d’affari. Basta guardare come ha gestito l’investimento in un colosso come Generali, sbucando all’improvviso lo scorso anno, diventando ago della bilancia nelle partite che scottano, dicendo che sarebbe sceso e invece è salito, poi all’ultima assemblea si è scoperto addirittura che Unicredit è il secondo socio dopo Mps-Mediobanca e, infine, ha stretto un inatteso asse strategico con l’ad Philippe Donnet col quale d’ora in poi tutti gli altri soci dovranno fare i conti. Il banchiere Orcel è fatto così. Merz non se la dovrebbe prendere.