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In Germania accusano la Spagna di usare i fondi Next Gen Eu per pagare le pensioni. Ma non è così
La polemica alimentata da AfD e il CdU di Merz è pretestuosa, ed è la spia di due problemi politici: uno europeo e uno spagnolo. Il primo riguarda la difficoltà di replicare meccanismi di debito come il NextGen. Il secondo è tutto del governo Sánchez, che non ha la maggioranza parlamentare e non approva una legge di Bilancio dal 2022
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13 MAY 26

I contribuenti tedeschi pagano le pensioni degli spagnoli? In Germania alcuni media, come la Bild, e parte della politica – dall’estrema destra di AfD alla Cdu del cancelliere Merz – sono partiti all’attacco del governo di Pedro Sánchez accusato di aver utilizzato oltre 10 miliardi di fondi europei del Next Generation Eu per coprire la spesa pensionistica. Per i tedeschi si tratta di uno “scandalo” e di un uso inaccettabile dei fondi europei, creati per affrontare l’emergenza Covid, e invece usati per tappare i buchi di bilancio pensionistici. Si tratta della manifestazione dei peggiori timori tedeschi sul debito comune, o comunque della giustificazione perfetta per evitare di farne altro. Il punto è che le cose non stanno esattamente come temono, o vogliono far credere, a Berlino.
La questione è il frutto di una legittima polemica dell’opposizione spagnola di centrodestra, a seguito di una segnalazione della Corte dei conti spagnola, che ha poi trovato una sponda tedesca in Europa. Ma secondo la Commissione Ue a ora non sembra esserci alcuna irregolarità da parte del governo spagnolo. Andiamo con ordine.
In un passaggio dell’ultima relazione sul Conto generale dello stato, il Tribunal de Cuentas (la Corte dei conti) ha segnalato che nel 2024 il governo ha usato circa 2,5 miliardi (2.389,4 milioni di euro) di fondi europei per coprire spese “ineludibili” nel capitolo della Sicurezza sociale, come appunto le pensioni. E per la Corte dei conti, sebbene sia consentito per “circostanze eccezionali” modificare le poste di bilancio, il governo avrebbe dovuto giustificare meglio i “presupposti giuridici” della scelta in quanto “sussiste incertezza” sulla possibilità di spostare gli eccessi di liquidità dei fondi europei che hanno una destinazione specifica. La questione è stata poi sollevata, dal quotidiano El Mundo, anche per il 2025 si è presentato lo stesso problema: il governo spagnolo avrebbe utilizzato circa 8,5 miliardi dei fondi del Mecanismo de Recuperación y Resiliencia per pagare pensioni, Ingreso Mínimo Vital (reddito di cittadinanza) e altre spese di welfare. Lo scandalo è approdato a Bruxelles, con interrogazioni alla Commissione europea da parte dell’estrema destra spagnola di Vox e da parte di parlamentari tedeschi del Ppe (alleati del Partido popular). Ma per il ministero delle Finanze spagnolo non c’è alcuna anomalia, nel senso che non sono stati usati fondi europei per scopi diversi da quelli del Next Generation Eu, ma si tratta semplicemente di consueti spostamenti negli stanziamenti delle voci di bilancio.
La Commissione europea sembra condividere la stessa tesi. Ovviamente non è possibile usare i fondi Next Generation Eu per pagare le pensioni, ma “uno stato membro può anche utilizzare parte della liquidità derivante dagli esborsi Rrf (Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, ndr) per coprire temporaneamente altre spese di bilancio – dice un portavoce della Commissione al Foglio –. Questo è quanto accaduto nel caso della Spagna”. Si tratterebbe, in sostanza, anche ad avviso di Bruxelles, di ordinarie operazioni di gestione della liquidità, che non hanno alcuna conseguenza sulla destinazione finale dei fondi europei erogati sulla base del raggiungimento di traguardi e obiettivi.
La polemica, pertanto, non ha fondamento. Ma è la spia di due problemi politici, uno europeo e uno spagnolo. Il primo, rappresentato dalle reazioni eccessive in Germania, mostra la difficoltà – dovuta a mancanza di fiducia e a divergenza di interessi – che incontra la proposta di Spagna e Italia, Sánchez e Meloni, di rinnovare un meccanismo di debito comune come il Next Generation anche per altri obiettivi comuni (come la difesa o la crisi energetica). Il secondo problema è tutto del governo Sánchez. Lo spostamento “emergenziale” di stanziamenti per tappare buchi di bilancio è dovuto al fatto che la Spagna non approva una legge di Bilancio dal 2022, e quindi va avanti in esercizio provvisorio da tre anni con quella per il 2023. Nonostante la Costituzione spagnola. E questo perché il governo socialista non ha più una maggioranza parlamentare e si tiene in piedi solo per l’incompatibilità politica degli indipendentisti catalani di Junts a votare una mozione di censura insieme al centrodestra nazionalista di Pp e Vox. Anche se ciò non impedisce a queste forze conservatrici di trovare accordi su punti specifici, come la proroga delle centrali nucleari, L’affossamento della legge sulla riduzione dell’orario di lavoro, la bocciatura del decreto sul tetto al prezzo degli affitti e, più recentemente, una proposta di legge che impedisce proprio lo spostamento di fondi di bilancio in deroga (legge che però il Psoe tiene congelata nel Congresso).
Così Sánchez, per evitare una bocciatura sulla legge più importante e di conseguenza le dimissioni, non presenta una legge di Bilancio da tre anni, sebbene la Costituzione obblighi il governo a presentarla al Congresso almeno tre mesi prima della scadenza. I cittadini tedeschi possono quindi stare tranquilli, perché la Spagna non ha usato i fondi europei per pagare le pensioni. I cittadini spagnoli un po’ meno, perché il loro governo da tre anni non rispetta la Costituzione.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali