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Il Labour s’è fatto male da solo
Oggi è un giorno decisivo per il premier inglese Starmer. La sfida autolesionista
di
14 MAY 26

Foto ANSA
Ho piena fiducia in Wes Streeting, ha detto il premier britannico, Keir Starmer, cercando di sgonfiare la bolla di contestazione creata dal suo ministro della Sanità, che ha incontrato per (soli) sedici minuti ieri mattina e che poi ha fatto trapelare indiscrezioni contraddittorie. Streeting va di fretta, questo è il momento perfetto per l’affondo al premier, cosa su cui lavora da tempo, ma ci vogliono i numeri e un piano solido, e forse ha i primi e non il secondo. Oggi è considerato il giorno in cui si capirà se il ministro, dimettendosi, lancerà la contesa interna a Starmer, costringendo il Labour a spaccarsi ancora un po’ – come se non lo fosse già abbastanza – perché ci sono quelli che vogliono tirare dritto assieme al premier e magari farsi venire un’idea di rilancio (senza, i lividi odierni resteranno doloranti molto a lungo), ci sono quelli che credono in Streeting e nella sua proposta molto simile a quella di Starmer (appartengono più o meno alla stessa area centrista) che avrebbe il vantaggio di far cambiare faccia al governo, e ci sono quelli dell’ala di sinistra che certo non vorranno perdere l’occasione di presentare un loro candidato, trasformando queste primarie nel bel mezzo di un mandato governativo nell’ennesimo scontro tra due anime del Labour che non riescono a conciliarsi.
Su tutti aleggia Ed Miliband, che pur avendo perso le elezioni nel 2015 e pur avendo trovato posto nel governo di Starmer, non rinuncia all’ambizione di una rivincita. I mercati preferiscono la continuità, i Tory guardano i laburisti fare quello che dovrebbe essere il loro mestiere, Nigel Farage pure, si stava godendo lo spettacolo, ma da ieri deve occuparsi di un nuovo guaio: si aprirà un’inchiesta sui 5 milioni di sterline che ha ricevuto per la sua campagna elettorale da un crypto-oligarca thailandese e britannico e che non ha dichiarato.