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Ancora il bastone di Trump per l’Europa
I dazi, il ritiro di cinquemila soldati americani dalla Germania. Si torna da capo, a un anno fa. L’Ue scommette che il modo migliore di reagire al presidente americano sia non reagire
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4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 07:23 AM

Foto Ap, via LaPresse
Bruxelles. Venerdì 1° maggio per l’Unione europea tutto è ricominciato da capo con Donald Trump. Come nel film “Groundhog Day” – in italiano “Ricomincio da capo”, nel quale il protagonista Bill Murray si sveglia ogni giorno nel giorno della Marmotta – gli europei si sono risvegliati con dazi americani al 25 per cento sulle automobili e il ritiro di 5 mila soldati americani dalla Germania. Esattamente dove si trovavano un anno fa, quando il presidente americano aveva lanciato la sua guerra dei dazi del “Liberation Day” e metteva in discussione la garanzia di sicurezza degli Stati Uniti per l’Europa. “La stabilità e la prevedibilità” che Ursula von der Leyen voleva raggiungere accettando nel luglio del 2025 un accordo commerciale penalizzante sul campo da golf di Turnberry, in Scozia, non si sono materializzate. Né sul piano delle relazioni economiche, né su quello della sicurezza. E molto altro potrebbe seguire, a causa delle difficoltà di Trump a trovare una via d’uscita alla sua guerra contro l’Iran. Gli europei – anche i più trumpiani di loro – sono diventati un facile capro espiatorio. Ma l’Ue e i suoi stati membri scommettono che il modo migliore di reagire rimanga di non reagire.
Secondo gran parte degli analisti, gli ultimi due annunci di Trump contro l’Europa sono stati innescati dalle critiche del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, alla sua condotta della guerra in Iran. La scorsa settimana Merz ha detto che il presidente americano si sta facendo “umiliare” dalla Repubblica islamica. Merz ha criticato Trump perché non ha una strategia d’uscita da una guerra che sta provocando enormi danni economici all’Europa. Il ritiro di 5 mila soldati americani dalla Germania è una punizione nell’ambito della Nato. I dazi al 25 per cento sulle automobili colpiscono più di ogni altro paese la Germania, il maggior esportatore di autoveicoli negli Stati Uniti. Se Ursula von der Leyen ha accettato le condizioni umilianti dell’accordo di Turnberry è anche per salvare un’industria dell’auto tedesca in grave difficoltà, su cui incombeva la minaccia di dazi molto più elevati da parte di Trump.
La Germania ha minimizzato il significato del ritiro dei 5 mila soldati americani. “La presenza di truppe americane in Europa, e in particolare in Germania, è nel nostro interesse e nell’interesse degli Stati Uniti”, ha detto il ministro della Difesa, Boris Pistorius, all’agenzia Dpa: “Collaboriamo strettamente con gli americani – a Ramstein, a Grafenwöhr, a Francoforte e altrove – per la pace e la sicurezza in Europa, per l’Ucraina e per la deterrenza”, ha aggiunto Pistorius: “Noi europei dobbiamo assumerci una maggiore responsabilità per la nostra sicurezza”. Berlino non vuole entrare in un’escalation retorica, che potrebbe portare a conseguenze pratiche. Si ricomincia da capo. La Germania risponde positivamente alla richiesta di Trump di assumersi più responsabilità per la difesa. “Siamo sulla buona strada”, ha detto Pistorius.
Anche la Commissione europea, competente per il commercio, ha minimizzato l’annuncio di Trump sui nuovi dazi sulle automobili. “L’Ue sta attuando gli impegni assunti nella Dichiarazione congiunta in conformità con la prassi legislativa standard, tenendo costantemente informata l’amministrazione statunitense”, ha detto un portavoce della Commissione. “Restiamo pienamente impegnati a favore di una relazione transatlantica prevedibile e reciprocamente vantaggiosa. Qualora gli Stati Uniti adottassero misure incompatibili” con l’accordo di Turnberry “manterremo aperte tutte le opzioni per tutelare gli interessi dell’Ue”, ha aggiunto il portavoce. La dichiarazione è stata attentamente calibrata per evitare una potenziale escalation. Si ricomincia da capo. La convinzione della Commissione è che, una volta che i governi e il Parlamento europeo adotteranno la legislazione per azzerare i dazi europei sui prodotti americani, i dazi di Trump sulle auto torneranno al 15 per cento.
Il ritiro del sostegno americano all’Ucraina, le minacce di annessione della Groenlandia e la guerra in Iran avviata senza informare gli alleati hanno convinto gli europei che la loro strategia della lusinga non funziona con Trump. Tutti i leader che hanno cercato di fare da ponte con il presidente americano – l’italiana Giorgia Meloni, il tedesco Friedrich Merz, il britannico Keir Starmer – hanno ricevuto una buona dose di insulti. “Gli accordi di Turnberry avrebbero dovuto portare stabilità in Europa – in cambio di sottomissione commerciale ed energetica”, ha denunciato l’ex commissario francese, Thierry Breton: “Con l’aumento unilaterale delle tariffe del 25 per cento sulle automobili, Donald Trump sta dimostrando che l’Ue ha firmato per la sottomissione e l’umiliazione”. Ma, con l’eccezione del francese Emmanuel Macron e dello spagnolo Pedro Sánchez, gli altri leader europei rifiutano di entrare in un rapporto di forza con Trump. Sono convinti che l’Ue non abbia la forza per reggere una guerra commerciale con gli Stati Uniti e, ancor meno, per assicurare la sicurezza del continente se l’America se ne andasse davvero. La scommessa di molti è che le elezioni di midterm del 3 novembre costringeranno Trump a ricalibrare la sua politica. Il risveglio il 4 novembre potrebbe essere ancor più doloroso per gli europei.