Ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato su X lo screenshot di un post Facebook dove un utente anonimo, con tono indignato, la accusa di presentarsi in modo “vergognoso”, accompagnato dall’immagine di una donna che assomiglia a Giorgia Meloni, seduta su un letto in abiti intimi. Meloni scrive che in questi giorni girano “diverse mie foto false, generate con l’intelligenza artificiale e spacciate per vere da qualche solerte oppositore”, e aggiunge che “i deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no”. Su un punto ha ragione: le fake news, a maggior ragione quelle costruite con l’AI, sono pericolose, ma non è detto che a produrle siano solo “solerti oppositori”. La disinformazione è infatti un luogo ben più articolato e complesso. Lo racconta bene un’analisi pubblicata ieri da NewsGuard: negli ultimi mesi sui social hanno iniziato a circolare dichiarazioni completamente inventate attribuite a Giorgia Meloni. Dal gennaio 2026 ne sono state individuate almeno quattro, con numeri tutt’altro che marginali: circa 18 milioni di visualizzazioni su X e 1,6 milioni su TikTok entro fine aprile. La direzione del racconto (come: “Il discorso della Meloni contro Trump censurato dalle tv”, perché c’è sempre una censura di mezzo) è interessante: “L’obiettivo potrebbe essere quello di suggerire che, se persino Meloni si dissocia in modo così netto da Trump, allora le fratture all’interno dell’occidente siano ormai profonde e irreversibili”, spiega al Foglio Giulia Pozzi, una delle autrici dello studio.
Si tratta di ipotesi interpretative, perché non ci sono prove di una campagna coordinata, ma la tendenza merita attenzione: “Molti di questi contenuti circolano tra account stranieri piuttosto eterogenei, ma spesso accomunati da posizioni critiche verso l’occidente, gli Stati Uniti o lo stesso Trump, con anche una componente di account filoiraniani. In questo contesto, Meloni sembrerebbe fungere da ‘vettore’ utile all’amplificazione di narrative geopolitiche più ampie”. E’ una disinformazione che si rivolge soprattutto fuori dall’Italia: tra le 16 dichiarazioni false individuate da NewsGuard sin dal’agosto del 2025 e attribuite a membri del governo italiano, compresa la premier, nove mostrano una presunta rottura con Israele “più radicale rispetto alle posizioni ufficiali. Gli account coinvolti sono in questo caso, per la maggior parte, critici di Israele. Anche in questo caso, la selezione dell’Italia potrebbe non essere casuale. La linea del governo italiano su Israele è stata infatti relativamente più cauta rispetto a quella di altri esecutivi europei, pur includendo elementi di critica”, dice Pozzi. Anche in questo caso l’ipotesi di NewsGuard è che l’Italia venga utilizzata come “veicolo narrativo per la diffusione di narrazioni geopolitiche più ampie, in questo caso ostili a Israele”.