Ma quali prove. Una foto di Aung San Suu Kyi non basta

Dal colpo di stato della giunta militare non si hanno notizie dell’ex leader e premio Nobel per la pace, suo figlio Kim Aris ha più volte denunciato le condizioni in cui sua madre, ottantenne, è tenuta in ostaggio senza alcun contatto con l’esterno. L'ultimo appello è al presidente francese Macron

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7 MAY 26
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Quando lo scorso fine settimana la giunta militare birmana ha concesso ai media statali una fotografia dell’ex leader e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, parlando di “benevolenza e buona volontà dello stato” ha annunciato che Min Aung Hlaing aveva acconsentito che “scontasse il resto della pena in una residenza” per “preoccupazioni umanitarie”. Min Aung Hlaing è l’ex capo dell’esercito – da un mese è stato nominato presidente – che il primo febbraio 2021 ha rovesciato con un colpo di stato il governo democratico di Aung San Suu Kyi, l’ha arrestata accusandola di una sfilza di reati penali tra cui la corruzione a oltre trent’anni di carcere, poi diminuiti sempre grazie alla “benevolenza” dei militari.

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Da quel giorno, ormai cinque anni fa, non si hanno sue notizie, suo figlio Kim Aris ha più volte denunciato le condizioni in cui sua madre, ottantenne, è tenuta in ostaggio senza alcun contatto con l’esterno e nei giorni scorsi ha detto che l’annuncio del suo trasferimento agli arresti domiciliari e una foto senza data e forse perfino modificata non bastano. Kim chiede altre prove che dimostrino che Aung San Suu Kyi sia ancora in vita, e martedì, in un incontro con il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, gli ha consegnato una lettera in cui si rivolge direttamente al presidente francese: “Imploro la Francia di unirsi al mio appello affinché si possa ottenere una prova verificata in modo indipendente che attesti che è ancora in vita, e affinché siano garantiti i suoi diritti fondamentali: cure mediche adeguate, accesso ai suoi avvocati e alla sua famiglia”. Barrot ha detto a Kim che la Francia continuerà a lavorare per l’immediata e incondizionata liberazione di Aung San Suu Kyi.
Dopo il colpo di stato – gli arresti arbitrari, la repressione contro i membri della resistenza e le bombe sui civili – il regime militare, isolato dalle sanzioni ha iniziato a cercare legittimità internazionale, lasciando intendere più volte che avrebbe potuto elargire una “grazia” per la leader birmana. Soltanto la scorsa settimana, Min Aung Hlaing aveva detto al ministro degli Esteri thailandese che era “ben trattata” e che il suo nuovo governo stava valutando qualcosa di “positivo”.