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Dialogo con Putin? L’azzardo europeo
Le paure del Cremlino, il disimpegno di Trump, le parole di Zelensky spiegano le prime caute aperture
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11 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 07:01 AM

Foto Ap, via LaPresse
Bruxelles. Vladimir Putin è sufficientemente indebolito da poter essere convinto che porre fine alla guerra in Ucraina è nel suo interesse? L’Unione europea e i suoi stati membri potrebbero lanciarsi in una scommessa molto azzardata, avviando un dialogo con la Russia nella convinzione che il suo leader sia pronto a congelare il conflitto in Ucraina per paura di essere rovesciato dallo scontento popolare o dalle oligarchie. “Al momento giusto, dovremo avere discussioni con la Russia per affrontare le nostre questioni comuni sulla sicurezza”, ha detto sabato 9 maggio il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, inviando il secondo messaggio sul dialogo con Putin in pochi giorni. Lo stesso giorno a Mosca, la Piazza Rossa era inusualmente sobria per i festeggiamenti per la vittoria nella Grande guerra patriottica (la fine della Seconda guerra mondiale). Una sfilata di 45 minuti, pochissimi leader stranieri e nessun sistema di armamento di terra. In una conferenza stampa, Putin ha usato una frase destinata a confortare gli ottimisti del campo del dialogo: “Penso che la questione stia per concludersi”.
E’ così?
Gli esperti di Russia hanno pochi dubbi sulla frase di Putin. Il leader russo non ha intenzione di porre fine alla guerra in Ucraina, se non alle sue condizioni, che sono sempre le stesse: la capitolazione di Kyiv con la cessione di tutto il territorio del Donbass e la rinuncia alla piena sovranità sul proprio destino in termini di sicurezza. Putin ha anche minacciato l’Armenia e la Finlandia. La prima è colpevole di voler avvicinarsi all’Ue e potrebbe subire la stessa sorte dell’Ucraina dopo la rivoluzione di Maidan.
La seconda è accusata di essere entrata nella Nato per prendersi una parte della Russia. Per comprendere quanto sia serio nella sua volontà di dialogo, basta vedere il nome che ha indicato per condurre i negoziati a nome degli europei. “Personalmente preferisco il signor cancelliere della Repubblica federale di Germania Schroeder”, ha detto Putin. Gli europei dovrebbero dunque affidarsi a un uomo, l’ex cancelliere Gerhard Schroeder, che era a libro paga del Cremlino.
Resta il fatto che gli europei, insieme al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ritengono che in questo momento sia utile parlare di “dialogo”. Negli scorsi mesi diversi leader nazionali si erano espressi in questo senso, senza successo. Il francese Emmanuel Macron, l’italiana Giorgia Meloni, il belga Bart De Wever: ogni volta erano stati messi in minoranza dai leader dei paesi più esposti alla minaccia della Russia. Ma tutto è cambiato al vertice informale di Cipro del 23 aprile. A Nicosia è stato Zelensky a chiedere ai leader dell’Ue di inviare un messaggio nella direzione di un dialogo con la Russia. “Non vogliamo disturbare l’iniziativa del presidente Trump. Ma al contempo siamo pronti a fare ciò che dobbiamo fare, perché dobbiamo anche affrontare le questioni legate alla sicurezza dell’Europa”, ha detto Costa sabato 9 maggio.
Ci sono due ragioni che spingono Zelensky a testare il dialogo.
La prima è legata al disimpegno di Donald Trump dalla guerra in Ucraina a causa della sua guerra in Iran. I negoziati a tre tra Washington, Mosca e Kyiv sono di fatto congelati. “Nelle discussioni all’interno della Coalizione dei Volenterosi o altrove, tocchiamo sempre il chi, quando, dove e come comunicare con la Russia”, ha spiegato il presidente finlandese, Alexander Stubb il 28 aprile. “Da un punto di vista europeo, abbiamo delegato questo ruolo agli Stati Uniti e, a causa della guerra in Iran, questa conversazione è stata messa in secondo piano”, ha aggiunto Stubb, spiegando che “arriverà il momento in cui dovremo aprire canali di comunicazione con la Russia. L’unica domanda è quando”.
La seconda ragione che spinge Zelensky a chiedere agli europei di testare il dialogo con Putin è il cambio dei rapporti di forza registrato negli ultimi due mesi. Dopo l’inverno più difficile per l’Ucraina a causa della distruzione massiccia della sua infrastruttura energetica, l’esercito ucraino è riuscito a bloccare l’avanzata russa al fronte. La profonda killing zone di droni che gli ucraini sono riusciti a sviluppare ha permesso loro di riconquistare territorio per la prima volta in un anno e mezzo. La Russia non riesce a ripianare le perdite sul campo di battaglia. L’Ucraina continua a colpire sempre più in profondità con droni e missili le infrastrutture petrolifere russe. Kyiv è riuscita a sviluppare un’industria della difesa in grado di produrre quasi tutto ciò di cui ha bisogno per mantenere la linea del fronte. I 90 miliardi di euro del prestito dell’Ue metteranno al sicuro il bilancio pubblico e la produzione di armi. Putin ha perso Viktor Orbán, il suo cavallo di Troia nell’Ue, il che potrebbe significare più sanzioni europee contro la Russia e più passi avanti dell’Ucraina verso l’adesione.
Non solo l’Ucraina oggi è molto più forte di due mesi fa, ma anche Putin appare molto più debole. Le cancellerie e i servizi di intelligence europei sono giunti alla conclusione che il regime appare sempre più sulla difensiva e che le tensioni interne si moltiplicano. Tre elementi corroborano questa lettura: l’assassinio del numero due dei servizi segreti militari in febbraio, lo scontento interno alle élite per la situazione economica sempre più grave e per il lockdown digitale imposto dal leader russo; e la riduzione al minimo delle apparizioni pubbliche di Putin.
Secondo diversi rapporti interni che circolano tra le capitali dell’Ue, la popolarità di Putin è in netto calo e il leader russo vive in un clima di inquietudine crescente. La parata del 9 maggio lo dimostra, vista l’assenza di carrarmati, i pochi dignitari presenti e il blocco di internet e della rete mobile cellulare a Mosca. I servizi europei hanno anche notato il rafforzamento della sicurezza attorno al presidente e alcuni generali, attraverso il Servizio federale di protezione. Questo – secondo i rapporti che circolando nell’Ue – riflette la paura di Putin di destabilizzazione interna.
La prospettiva di un colpo di palazzo o di un attentato alla sua vita potrebbe convincere Putin a rinunciare ai suoi obiettivi massimalisti di guerra? Il precedente della marcia su Mosca lanciata dal leader di Wagner, Evgenij Prigozhin, consiglia prudenza. Putin in quell’occasione ha dimostrato di essere in grado di sventare minacce interne e di continuare a governare le diverse fazioni del potere russo con la paura. In quell’occasione i leader europei avevano mostrato di essere più spaventati dall’instabilità di una caduta di Putin che interessati a sfruttare l’occasione di un colpo di palazzo per porre fine alla guerra in Ucraina.
Dentro l’Ue, inoltre, non tutti sono convinti che la scommessa del dialogo possa produrre risultati. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, è tra i leader che avvertono che Putin non ha intenzione di condurre colloqui seri. Per Kallas, il leader russo non ha ancora un interesse vero a fare compromessi. In un regime autocratico come quello di Putin, le élite possono essere scontente, ma devono continuare a mostrare la loro fedeltà per poter sopravvivere. Agli occhi di Kallas, il momento del dialogo potrebbe arrivare. Ma non ci siamo ancora.