L'Iran risponde al piano americano per la pace. Per Trump è “totalmente inaccettabile”

Teheran rifiuta le condizioni americane per la fine della guerra nel Golfo e chiede la revoca immediata delle sanzioni. Washington insiste sul programma nucleare e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz. La trattativa resta aperta, ma il rischio di una nuova escalation cresce

11 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 11:32 AM
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Foto Ap, via LaPresse

Domenica Teheran ha formalmente risposto alla proposta americana per porre fine alla guerra che da oltre due mesi destabilizza il Golfo Persico, ma la replica iraniana è stata giudicata “totalmente inaccettabile” dal presidente Donald Trump. Secondo fonti citate da Washington Post, Reuters e Axios la risposta iraniana è stata consegnata attraverso la mediazione del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Il Pakistan è il principale canali diplomatico tra Washington e Teheran.
Il nodo centrale resta invariato: gli Stati Uniti vogliono che l’Iran accetti limiti stringenti al proprio programma nucleare e contribuisca alla riapertura stabile dello Stretto di Hormuz; Teheran, invece, insiste sul fatto che l’attuale negoziato debba riguardare esclusivamente la cessazione delle ostilità e la revoca delle sanzioni economiche.
Le indiscrezioni emerse nelle ultime ore delineano una controproposta molto più ampia rispetto al memorandum di 14 punti preparato dalla Casa Bianca. Secondo Reuters l’Iran avrebbe chiesto: la fine formale della guerra; il ritiro del blocco navale statunitense; la sospensione delle sanzioni sul petrolio iraniano entro 30 giorni; garanzie contro una ripresa delle ostilità; il ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz; colloqui separati sulla questione nucleare.
Axios riferisce inoltre che la risposta iraniana non contiene concessioni concrete sul programma nucleare, elemento che Washington considera invece imprescindibile per qualsiasi accordo duraturo. 
La richiesta americane e la risposta iraniana non parlano la stessa lingua diplomatica. L’amministrazione Trump punta a trasformare il cessate il fuoco in una piattaforma per limitare la capacità nucleare iraniana e ridurre l’influenza regionale di Teheran. L’Iran cerca invece un alleggerimento immediato della pressione economica e militare senza impegnarsi, almeno per ora, su dossier considerati sensibili per la sicurezza nazionale.

Hormuz resta il baricentro della crisi

Al centro del confronto rimane lo Stretto di Hormuzquei pochi chilometri di mare attraverso cui transitava prima della guerra circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas. La chiusura parziale della rotta marittima da parte iraniana e il successivo blocco navale americano hanno provocato il più grave shock energetico internazionale dagli anni Settanta. Negli ultimi giorni la tensione è nuovamente salita dopo attacchi iraniani contro navi americane e raid statunitensi contro obiettivi militari iraniani. Nonostante ciò, entrambe le parti continuano a mantenere aperti i canali negoziali. Secondo Reuters, il piano discusso nei giorni scorsi prevedeva un memorandum preliminare di una sola pagina: una tregua immediata, la progressiva riapertura dello stretto e un periodo di 30 giorni per negoziare un’intesa più ampia.
Gli eventi delle ultime 48 ore mostrano quanto il cessate il fuoco resti instabile. Ogni incidente militare rischia di compromettere il fragile equilibrio costruito dai mediatori regionali, in particolare Pakistan e Qatar.

In America aumenta la pressione su Trump

Il presidente americano deve anche fare i conti con una crescente pressione interna. Il conflitto ha alimentato l’aumento del prezzo del petrolio e le preoccupazioni per un rallentamento economico globale. Dopo le indiscrezioni sulla risposta iraniana, il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile. 
Un sondaggio di fine aprile commissionato da Washington Post, ABC e Ipsos evidenziava come la maggioranza degli americani fosse contraria al proseguimento della guerra, soprattutto per il timore di nuove impennate dell’inflazione energetica. Negli ultimi giorni il numero degli scettici sarebbe aumentato ancora. Trump continua pubblicamente a mantenere una linea dura. Ma dietro le dichiarazioni aggressive, almeno secondo il Washington Post, sta cercando in ogni modo una mediazione e una via di fuga per di evitare un conflitto prolungato in Medio Oriente durante un anno elettorale già dominato dall’incertezza economica.