La squadra negoziale di Trump sulla Cina è fatta solo da imprenditori interessati

Pechino conferma la visita di stato del presidente americano mentre resta aperto il dossier iraniano. Il cambio di linea della Casa Bianca sulla leadership di Xi Jinping: meno ideologia, più affari con Musk, Cook e Wall Street al seguito di Trump. Le preoccupazioni degli alleati

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12 MAY 26
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Ieri la Repubblica popolare cinese ha confermato la visita di stato del presidente americano Donald Trump a Pechino che inizia giovedì. Non era scontato: la Casa Bianca non ha ancora risolto il dossier iraniano, e compiere una delle visite di stato più complicate nel mezzo di una negoziazione di così alto livello poteva far pensare a un secondo rinvio del vertice. Ora che anche la Cina ha confermato, farlo saltare sarebbe uno sgarbo. Quando Trump e il leader cinese Xi Jinping s’incontreranno, il fantasma iraniano aleggerà fra loro. 
L’ultima visita di un presidente americano in Cina risale al 2017: era stato lo stesso Trump a compierla. Ma è sorprendente il cambiamento avvenuto fra il primo e il secondo mandato – secondo diversi media americani dovuto anche a un cambiamento dentro all’Amministrazione e a chi sussurra nelle orecchie di Trump. La sua prima Casa Bianca era caratterizzata da falchi anti cinesi dall’allora segretario di stato Mike Pompeo al direttore dell’Fbi Christopher Wray, ma anche da profondi conoscitori delle sfide poste da Pechino, come l’ex viceconsigliere per la Sicurezza nazionale Matt Pottinger. Oggi tutta quella squadra non esiste più, anzi, alcuni di loro nel corso di sei anni hanno cambiato prospettiva e posizione, un po’ come Trump: uno come l’ex consigliere Robert O’Brien, che un tempo sosteneva che l’America avrebbe dovuto distruggere le fabbriche di microchip di Taiwan pur di non farle cadere in mani cinesi, è finito poi per convincere Trump a sollevare le restrizioni sulla vendita di chip verso la Cina per conto del colosso americano Nvidia. Il vicesegretario alla Difesa Elbridge Colby sembrava dovesse rappresentare l’uomo simbolo dell’aggressività americana contro la Cina, ma non menziona Pechino da mesi.
La leadership cinese ha lamentato spesso lo scarso coordinamento preparatorio da parte della Casa Bianca a livello ministeriale – poi, solo il 30 aprile scorso, ci sono state due telefonate fra ministri degli Esteri e della Difesa. Superattivo sul lato commerciale è stato invece il segretario al Tesoro Scott Bessent, che in questi mesi ha incontrato spesso il vicepremier cinese He Lifeng, l’uomo che supervisiona per conto di Xi Jinping gli accordi con gli Stati Uniti. Bessent ha annunciato ieri che subito prima del viaggio del presidente a Pechino, lui sarà a Tokyo e a Seul – nella capitale sudcoreana incontrerà He per l’ultima volta prima del vertice fra i leader, segnale che non tutto è ancora deciso sul piano della tregua commerciale. A Tokyo invece, Bessent andrà a portare un messaggio più diplomatico: la premier giapponese Sanae Takaichi si è esposta molto sul dossier Taiwan, e ha bisogno di rassicurazioni da parte americana – secondo Bloomberg, Bessent va a Tokyo anche per convincere il governo a mantenere una linea più rigorosa su inflazione, tassi e spesa pubblica, invece di intervenire troppo sul mercato per sostenere lo yen.
Il team negoziale di Trump resta un mistero, però, così come chi di fatto costruisce la sua politica con la Cina. Per ora la Casa Bianca ha fatto sapere i nomi dei vertici di alcune delle maggiori aziende americane che accompagneranno il presidente americano nella visita in Cina, tra cui Elon Musk per Tesla, Tim Cook per Apple, Larry Fink per BlackRock e Kelly Ortberg per Boeing, e poi Blackstone, Citigroup, Goldman Sachs, Mastercard, Visa, oltre a dirigenti di Meta, Micron, Illumina e Coherent e perfino di GE Aerospace, che fa motori militari. Trump vuole mostrare i suoi pezzi da novanta e probabilmente intimidire l’assetto ingessato e burocratico della leadership cinese, ma intanto porta avanti la sua agenda trumpiana: ieri è stata confermata anche la notizia della presenza al viaggio di Eric Trump e sua moglie Lara. Eric supervisiona il business all’estero della famiglia, ma ufficialmente non è in viaggio di lavoro, solo “per sostenere il padre” – Reuters ricordava ieri che Trump aveva criticato l’ex presidente Joe Biden per aver permesso al figlio Hunter Biden di accompagnarlo in Cina quando era vicepresidente.
Le regole di coerenza non si adattano all’Amministrazione Trump, e secondo diversi osservatori sarà questo il grande vantaggio del team negoziale cinese. Secondo Politico, diversi diplomatici di paesi alleati degli Stati Uniti sono particolarmente preoccupati del fatto che il presidente americano, “noto per dichiarazioni estemporanee e ad ampio raggio, possa finire per rinnegare il sostegno americano a Taiwan, forse persino involontariamente”. Del resto, basta un cambio nel registro linguistico per cambiare l’assetto di deterrenza nell’Indo-Pacifico. Non a caso c’è un’espressione che i funzionari e i media di partito sono tornati a usare per raccontare la nuova fase auspicabile delle relazioni fra America e Cina, ed è heping gongchu, la coesistenza pacifica di sovietica memoria riadattata poi negli anni Cinquanta dal primo ministro Zhou Enlai secondo i famosi “cinque principi” alla base della politica estera cinese. Dopo aver confermato il viaggio di Trump, ieri il ministero degli Esteri cinese ha diffuso perfino un video dal titolo “coesistenza pacifica”, mettendo a confronto immagini di Cina e Stati Uniti, “sottolineando le principali tappe storiche e gli ambiti di collaborazione”, ha scritto il giornale di partito in lingua inglese Global Times.