Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione dalla procura di Roma

L'accusa è di corruzione e segreto d'ufficio per un magistrato, un avvocato e un imprenditore per "condotte tese a condizionare l'esame di legittimità della Corte dei Conti sull'approvazione del progetto definitivo". Ciucci: "La società è totalmente estranea ai fatti". La nota della procura capitolina 

9 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 13:14
Immagine di Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione dalla procura di Roma
La procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell'ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. In base a quanto emerge da una nota diffusa dall'ufficio giudiziario i carabinieri del Ros stanno eseguendo perquisizioni a carico di tre persone, tra cui un ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti (in quiescenza dal febbraio scorso), un avvocato già Consigliere di amministrazione della società "Stretto di Messina Spa" e un imprenditore. Le indagini hanno documentato le condotte dei tre indagati tese a condizionare l'esame di legittimità della Corte dei Conti sull'approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell'opera pubblica.
"Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea", ha detto l'amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci. "Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto. La società – ha assicurato Ciucci – prosegue nel suo impegno di realizzare il Ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal DL 'Commissari' dell'11 marzo 2026".

Le indagini

Secondo quanto emerge dalla nota diffusa dalla procura capitolina, l'avvocato e l'imprenditore indagati "al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società 'Stretto di Messina Spa', avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell'esigenza citata". Secondo l'impianto accusatorio i "due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell'opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest'ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto - si legge nella nota - la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull'andamento della procedura condotta dalla Corte Contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa".
Inoltre il magistrato contabile "avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell'interesse della 'Stretto di Messina Spa', una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l'interesse a diventare Presidente dell'Antitrust o di una società partecipata". Nel corso delle perquisizioni, svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone sono stati "rinvenuti e sequestrati diversi disposivi elettronici e documenti che verranno sottoposti a specifiche valutazioni e analisi per appurarne la valenza probatoria in relazione alle ipotesi di reato contestate".

Le reazioni dell'opposizione

Immediate le reazioni dal centrosinistra. L'indagine della procura di Roma "scoperchia un pentolone di forzature e pesanti opacità che il Partito Democratico denuncia da mesi", ha detto Anthony Barbagallo, capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera. "Le perquisizioni del Ros a carico di figure chiave, tra cui un ex consigliere di amministrazione della società 'Stretto di Messina Spa', confermano l'esistenza di zone d'ombra inquietanti attorno a quella che il ministro Salvini ha trasformato in una bandiera ideologica, ignorando deliberatamente i rischi e i pareri tecnici". Secondo 
Per Angelo Bonelli, "quanto emerge dall'inchiesta della procura è di una gravità inaudita". Secondo il deputato di Avs, infatti, l'esecutivo "ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile. In questi anni – ha aggiunto – il governo, a partire da Salvini, ha forzato ogni passaggio per arrivare alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera Cipess. Una scelta che avrebbe fatto maturare diritti in capo alla società costruttrice, esponendo lo stato al rischio di penali miliardarie, nonostante un progetto vecchio, valutato nel 1997, e senza valutazioni sismiche aggiornate. Parliamo di 14 miliardi di euro pubblici", ha proseguito Bonelli.
Dello stesso avviso Barbara Floridia,  senatrice messinese del M5s, che vede nell'inchiesta "l'ennesimo squarcio di un percorso, quello del Ponte sullo Stretto, che il governo Meloni ha portato avanti con forzature assurde e bypassando ripetutamente i territori. Pieno rispetto per il lavoro dei magistrati, ma tra le figure coinvolte nell'inchiesta c'e' anche un ex consigliere di amministrazione della societa' 'Stretto di Messina Spa', a rendere tutto più inquietante. A questa lunga sfilza di opacità è ora di dire basta: Meloni sancisca il 'game over' definitivo all'opera".