Il Foglio Ai
Salvini, Giuli, Tajani. Soliloquio segreto (e immaginario) di Giorgia Meloni al suo governo
Un governo che rivendica compattezza ma comunica caos: tra ministri in fuga solitaria, alleati in competizione permanente e dossier trasformati in trappole, la premier si ritrova a difendere una squadra che spesso sembra lavorare contro se stessa. L’appello è uno solo: meno rumore, più governo
12 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 07:21 AM | 13 MAY 26

ANSA
Cari alleati, cari ministri, cari portatori sani di comunicati non richiesti. Il governo sono io, ma le figuracce sembrano vostre. E il problema è che dopo cinque minuti diventano mie. Voi fate il pasticcio, io ci metto la faccia. Voi bruciate la torta, io spiego che è alta cucina patriottica. Adolfo Urso, cominciamo da te. Doveva essere il ministero del Made in Italy, è diventato il pronto soccorso del “Made un casino”. Ex Ilva: apriamo, chiudiamo, vendiamo, rilanciamo, aspettiamo. Stellantis: tavoli, controtavoli, ultimatum. L’unica cosa prodotta con continuità sono le note del ministero.
Matteo Salvini, amore mio istituzionale, sei vicepresidente ma parli come se fossi all’opposizione di te stesso. Ogni volta che il governo fa una cosa, arrivi tu a dire che avresti fatto il contrario con più ruspe, più ponte, più tutto. Hai trasformato la collegialità in un talent show: Italia’s Got Vicepremier. Ti chiedo solo una prova di disciplina: un piccolo silenzio sovranista, una volta al mese.
Alessandro Giuli, eri stato chiamato alla Cultura per far dimenticare il melodramma precedente, non per dimostrare che ogni settimana si può allestire una Biennale del pasticcio. Polemiche sulla Russia, su Israele, comunicati, controcomunicati, caso Regeni, staff che salta. La cultura è già difficile quando funziona: se la trasformiamo in un’escape room istituzionale, poi non stupiamoci.
Antonio Tajani, tu almeno rassicuri tutti. Talmente tanto che sembri il presidente di un paese parallelo dove tutto è sotto controllo. Va bene il pompiere, ma ogni tanto ammetti che il fuoco esiste. Non si può dire “nessuna tensione” mentre dietro di te uno litiga con Unione europea e un altro licenzia mezzo ministero.
Matteo Piantedosi, il modello Albania non può essere venduto come la Silicon Valley dei rimpatri se poi sembra una multiproprietà per agenti in trasferta. Non si può promettere linea dura e poi presentare una linea tratteggiata. E poi ci sono gli altri: quelli che ogni mattina si chiedono quale polemica aprire entro pranzo. Quelli che entrano da alleati ed escono da editorialisti d’opposizione. Quelli che se devono scegliere tra risolvere un problema e andare in agenzia scelgono l’agenzia. Governare non significa dire “siamo diversi”. Significa esserlo davanti ai dossier veri, quelli che non si risolvono con uno slogan o una foto col casco. L’elettore perdona quasi tutto, ma non l’impressione che chi governa sia più impegnato a salvare la propria scena che la commedia. Dunque ve lo dico con affetto: meno pasticci, meno fughe in avanti, meno ministeri-trincea, meno fonti anonime, meno irritazioni di Palazzo Chigi. Siate noiosi, ordinati, perfino grigi. Perché io posso anche difendervi tutti. Ma non posso passare la legislatura a dire che il governo è solido mentre voi fate rumore come una cristalleria durante un terremoto.
Testo realizzato con AI