Il Mondiale lo vince la Spagna, la squadra che ha meno bisogno di gridare

Il Mondiale 2026 sarà il più grande e imprevedibile di sempre: 48 squadre, 104 partite, tre paesi. In un torneo così, la favorita è il caos. Ma se serve un pronostico, eccolo: la Spagna vincerà, perché sa cosa fare col pallone anche quando il pallone pesa

9 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 07:21
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Fare un pronostico sui Mondiali pochi giorni prima dell’inizio è uno di quei mestieri inutili ma irresistibili che ricordano due cose: il calcio vive di previsioni sbagliate e senza previsioni sbagliate sarebbe molto meno divertente. Il Mondiale che comincia l’11 giugno sarà il più grande di sempre: 48 squadre, 104 partite, tre paesi ospitanti. In un torneo così lungo e imprevedibile, la prima favorita dovrebbe essere sempre una: il caos. Detto questo, se bisogna scegliere, scegliamo. Il Mondiale 2026 lo vincerà la Spagna. Non è la scelta più romantica, che porta all’Argentina di Messi e al sogno di vincere due Mondiali consecutivi. Non è la scelta più muscolare, che conduce alla Francia, una macchina che da anni sembra costruita per arrivare almeno in finale. Non è nemmeno la scelta più narrativa, perché l’Inghilterra continua a essere il più grande esperimento mondiale su come trasformare il talento in psicodramma nazionale. E non è la scelta più teatrale, perché il Brasile di Ancelotti conserva sempre il fascino della resurrezione possibile. Ma la Spagna ha qualcosa che le altre hanno meno: un’identità tecnica collaudata, una generazione giovane e una qualità rara nei tornei brevi, la capacità di giocare partite diverse restando sempre se stessa. La Francia è forse la squadra più completa. L’Argentina la più esperta. L’Inghilterra quella con più talento offensivo. Il Brasile la più imprevedibile. Ma la Spagna è la squadra che oggi sembra sapere meglio cosa fare con il pallone, anche quando il pallone pesa. I modelli statistici aiutano fino a un certo punto. Alcune simulazioni mettono la Spagna davanti a tutti, altre indicano la Francia come favorita. Il che conferma una verità consolante: anche gli economisti, quando devono scegliere chi vincerà un Mondiale, diventano baristi. Perché un Mondiale non lo vince quasi mai soltanto la squadra più forte. Lo vince quella che riesce a sopravvivere a infortuni, supplementari, rigori, clima, arbitraggi e improvvise epifanie di un terzino coreano. Lamine Yamal è la meraviglia, Nico Williams lo strappo, il centrocampo la grammatica. Non è più soltanto possesso palla e nostalgia di Xavi e Iniesta. E’ diventata qualcosa di più contemporaneo: palleggio e verticalità, controllo e ferocia. La Francia resta l’avversaria più credibile. Ha Mbappé, profondità e memoria di vittorie. Ma ha anche il peso delle aspettative. La Spagna, invece, conserva ancora una certa leggerezza: non quella dell’outsider, ma di chi sente di essere nel pieno della propria crescita. L’Argentina merita rispetto, ma ripetersi è quasi impossibile. L’Inghilterra ha abbastanza talento per vincere tre tornei e abbastanza storia per perderne quattro. Il Brasile ha il vantaggio di Ancelotti e lo svantaggio di essere il Brasile. Per questo la previsione è Spagna. Poi il calcio farà il calcio. Ma se oggi bisogna firmare un pronostico, eccolo: finale Spagna-Francia, con la Spagna campione del mondo. E tutti noi pronti, il giorno dopo, a fingere di averlo sempre saputo.