Tutti alla Biennale per celebrare il dissenso, col poster di Navalny

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

8 MAY 26
Immagine di Tutti alla Biennale per celebrare il dissenso, col poster di Navalny
Al direttore - Ci fu un tempo in cui a Mosca veniva celebrato, il 7 novembre, con grande sfoggio di armamenti la ricorrenza della Rivoluzione del 1917 alla presenza di tutti i leader comunisti del mondo distribuiti sul palco secondo un rigido ordine di autorevolezza. Quell’evento che è stato la grande chimera della sinistra nel secolo scorso oggi è sparito dal calendario di Putin. Come se un Papa avesse abolito il Natale.
Giuliano Cazzola
A proposito di anniversari. Il 9 maggio, al confine con l’Ucraina, andranno in scena due feste opposte. A Mosca, la Russia celebrerà la vittoria sul nazismo come se quella vittoria fosse una proprietà privata del Cremlino, un lasciapassare eterno per invadere, bombardare, deportare. A Kyiv, invece, l’Ucraina celebrerà lo stesso giorno come festa dell’Europa, ricordando al mondo che la liberazione dal nazifascismo non serve a costruire nuovi imperi ma a impedire che gli imperi tornino. Da una parte c’è un regime che usa la memoria della Seconda guerra mondiale per giustificare una nuova guerra coloniale. Dall’altra c’è un paese aggredito che, sognando l’Europa, ricorda alla Russia una cosa semplice: l’unico modo serio per celebrare la liberazione dal nazifascismo è riconoscere che oggi i veri eredi del totalitarismo rispondono agli ordini di un signore il cui nome inizia per “V” e il cui cognome finisce per “utin”.
 
Al direttore - In merito all’articolo di Salvatore Merlo, pubblicato nella rubrica Roma Capoccia sul presunto rapido degrado della stazione Colosseo della Metro C, Atac invita i vostri lettori a verificare personalmente se quanto riportato corrisponda effettivamente alla realtà. La stazione Colosseo-Fori Imperiali, attraversata ogni giorno da milioni di viaggiatori e visitatori provenienti da tutto il mondo, viene gestita – come è giusto che sia – con standard di vigilanza e pulizia adeguati a un sito museale, e non a una semplice stazione metropolitana. L’azienda garantisce una presenza costante di personale, con turni ravvicinati e copertura capillare, assicurando assistenza a tutte le tipologie di utenti che questa infrastruttura accoglie quotidianamente. Gestiamo un’opera di architettura e ingegneria di cui siamo orgogliosi, ormai entrata stabilmente nei percorsi di interesse turistico e culturale della città. Riceviamo richieste di visite tecniche da tutto il mondo; la stazione è oggetto di servizi giornalistici internazionali, oltre che di continui contenuti social – post e reel – dedicati al suo valore turistico, culturale e specialistico, anche da parte di appassionati del mondo dei trasporti. E’ singolare che, in una stazione ammirata e raccontata in tutto il mondo, l’attenzione finisca per concentrarsi su una mattonella sbeccata, che il personale Atac provvederà naturalmente a sostituire.
Ufficio Stampa Atac
Risponde Salvatore Merlo. Ricevuta questa letterina ieri sono tornato nella nuovissima stazione Colosseo-Fori Imperiali, e devo ammettere che nel mio pezzo avevo mancato di precisione. I gradini d’ingresso sul lato destro sono ormai color nero lurido – il marmo è bianco, ma non si vede. Risultano tuttavia apprezzabilmente più puliti dell’acciaio delle scale mobili su cui si è depositata, in quattro mesi dall’inaugurazione col sindaco Roberto Gualtieri, una sostanza non meglio identificata, evidentemente al sicuro da qualunque minaccia di natura detergente. Alcune mattonelle non sono solo sbeccate: un paio al piano terra sono proprio saltate via. Al loro posto, una colata di cemento in stile Rothko. Al primo piano sotterraneo, due pannelli del soffitto sono aperti, diciamo in procinto di cadere; li ho risistemati io con Alessandro Luna, ma temo che durino di meno dell’enorme ragnatela che è cresciuta poco più in là. Almeno, però, sulla balaustra delle scale mobili in uscita, un adesivo Forza Napoli aggiunge una nota di colore. Anche se restano artisticamente più apprezzabili gli schizzi di non si sa quale fluido marrone che addobbano come un Pollock il vetro di protezione del binario uno, non lontano dall’allarme antincendio semidivelto. Attendo di ritornare alla stazione tra altri quattro mesi per scoprire l’evoluzione artistica e museale garantita da Atac. Non oso pensare come sarà tra quattro anni. Per il momento un breve video-riassunto è a disposizione dei lettori sul sito del Foglio.
 
Al direttore - Folla alla Biennale. Risulta evidente la spavalda operazione marketing del duo Buttafuoco-Giuli che ha indotto un milione di visitatori a raggiungere i giardini della Biennale con qualsiasi mezzo. Da notare la nutrita flottiglia che a rischio della incolumità intellettuale, pur non riuscendo a entrare, avendo sbagliato indirizzo ed essendo sbarcati a Marghera, ha occupato fabbriche abbandonate e si è incatenata alle antiche macchine. Molti di loro hanno fatto uno sciopero di spritz a tempo indeterminato. Piccoli e sparuti scontri con gruppuscoli di pro spritz. Ma divisioni anche al loro interno tra pro Aperol e pro Bitter. Arrestata una animata e anziana aristocratica veneziana pro Cynar. Per fortuna nervi saldi tra le forze dell’ordine. Il ministro Nordio ha comunque fatto una querela preventiva. Ma veniamo al centro del dibattito. Se la Cultura è Comunicazione, il pericolo clamoroso resta nella centrale russa, il padiglione, dal quale escono miasmi pericolosi di Culturonio in gran parte arricchito e in fase di continuo arricchimento. L’argomento di alcuni debosciati, per il quale il Culturonio russo che esce o può colpire i dementi che si avvicinano al Padiglione, è percentuale ridicola rispetto all’immensa quantità che ci raggiunge ogni giorno sui nostri tablet e telefonini è roba da disfattisti. Pubblico di grande qualità, preparato e curioso. Avete presente l’episodio ne “Le vacanze intelligenti ” di Alberto Sordi in visita con la moglie alla Biennale? Beh, siamo all’altezza. Per fortuna c’è chi non sta con le mani in mano. Il presidente del più grande paese democratico presente ai giardini con il Padiglione Bianco, ha già annunciato il blocco dello stretto ingresso del Padiglione russo con i Marines presenti nella vicina sede di Vicenza. Chi è dentro è dentro. Cazzi loro. Il tema è se l’intervento rientri negli accordi tra paese e paese. La magistratura di Venezia ha fatto un interpello alla procura di Garlasco. Meloni dichiara che alpini e bersaglieri interverranno solamente in accordo con i paesi europei. Siamo fiduciosi che si possa arrivare a un accordo di massima e che le minacce di bombardare il Padiglione russo facciano parte di una strategia di pace. Viva l’Italia!
Sandro Parenzo
Tutti alla Biennale. Tutti a celebrare il dissenso. Tutti a esporre di fronte al Padiglione russo il ritratto speciale di Navalny. Ritratto che il Foglio pubblicherà domani. Ritratto che disegnerà per noi un artista speciale. Ritratto che chi vorrà sabato mattina troverà non solo in edicola, a Venezia, ma anche con i nostri strilloni di fronte alla Biennale, lato Bar Paradiso.