“In Toscana Zingaretti e Renzi si giocano il loro futuro”. Intervista a Dario Nardella
Difendere la Toscana, sottovalutata dal Pd che adesso si accorge di poterla perdere. "Giani è stato poco aiutato. Conte il solo che non rischia. Dopo le regionali rifletteremo". Parla il sindaco di Firenze
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4 SEP 20
Ultimo aggiornamento: 08:23 AM

(foto LaPresse)
Il Pd riuscirà a “perdere” la Toscana? “Non la perderemo e non la consegneremo alla Lega ma è vero che c’è stata sottovalutazione e che il partito non si è ancora speso. Il ritardo c’è stato”. E infatti compulsate i sondaggi e sembra quasi che temiate di sostenere Eugenio Giani che è il vostro candidato, il funzionario di partito che se non funziona si rivelerà il perdente perfetto, l’uomo a cui assegnare qualsiasi colpa. “Io sarò con lui così come sono stato al suo fianco quando Eugenio ha annunciato la candidatura. Il Pd deve scuotersi, ma non solo il Pd. Italia Viva, in Toscana, si gioca il suo futuro politico perché toscano è il suo gruppo dirigente. Lo ha capito anche Matteo Renzi”. E Il Pd? Cosa si gioca? “E’ stato il segretario, Nicola Zingaretti, attraverso una lettera, a dire che le elezioni regionali sono un importante test per il nostro partito. Le valutazioni le faremo dopo”. Dicono che Dario Nardella, sindaco di Firenze, sia l’ultimo dei rompiscatole di sinistra, insieme a Giorgio Gori, e dicono pure che se queste elezioni regionali andranno male sarà il primo a chiedere le dimissioni del segretario.
Vogliamo rassicurare Zingaretti? “Non chiederò dimissioni, ma non accetto di essere descritto come un rompiscatole, uno sfasciacarrozze. Non lo sono. Non mi piace questo ruolo. E però, voglio essere ancora libero di dire come la penso e finora Zingaretti me lo ha lasciato fare. Criticare non è lesa maestà”. E non è lesa maestà dire, come dice il sindaco di Firenze, che “il Pd deve adesso fare della Toscana la bella battaglia come in Emilia-Romagna e che finora Eugenio è stato poco aiutato”.
Gira voce che il gruppo dirigente dei democratici, sorpreso dai sondaggi che attestano Susanna Ceccardi, la candidata della Lega, a pochi punti da Giani, voglia adesso drammatizzare e che insomma sia pure questa una strategia, gridare “possiamo perdere” per vincere mobilitando. E invece per Nardella la contendibilità della Toscana è autentica perché “non ci sono più regioni acquisite per tradizione. La sinistra non deve più commettere l’errore di pensarlo”.
E’ lecito pensare che Giani sia stata una scelta sbagliata e che gli anni che lo separano dalla sua avversaria siano troppi? “Giani è l’uomo più giusto. E’ arrivato il momento di finirla di contrapporre il vecchio al nuovo. Sono categorie superate”. E senza accorgersi o forse accorgendosene, Nardella porta a maturazione un’idea che è nata proprio in Toscana e che lo ha visto protagonista insieme a Renzi, l’idea che si potesse rottamare con il nuovo anche la biografia.
Giani è l’uomo d’apparato e tutta la campagna della Lega calpesta la sua età contro la novità Ceccardi, la sindaca che pensa che Gandhi era “sovranista come Salvini”. “Il nuovo non è meglio. In passato l’abbiamo detto, ma non è così. Oggi più che mai pesa la competenza, l’affidabilità. Giani è affidabile e Ceccardi no”.
E per Nardella è l’inadeguata che vuole governare ma con lo spray al peperoncino. “Della Ceccardi si ricorda solo questo. Ma una regione non si governa con il peperoncino”. Anche in Toscana come in Puglia, Marche, Campania, Pd e M5s corrono separati e si uniscono in Liguria dove la sconfitta è certissima. Se Enrico Rossi, il presidente uscente, ha chiesto ai 5s il voto disgiunto, Nardella chiede invece il “voto utile” che è, a proposito di lingua antica, il solito vecchio, ma buono, attrezzo. “Ai 5s va chiesto in maniera esplicita un voto per non permettere alla Lega di prendere la Toscana e ragionare meglio sulle alleanze territoriali. Che il Pd e il M5s stiano insieme in parlamento è necessario, e lo riconosco pure io, ma nei territori l’intesa va costruita”.
E’ diventato zingarettiano? “Io non ho pregiudizi ideologici. Non sono uno che lavora per sfasciare. Dico solo di costruirla ma bene”. E per Nardella anche se dovesse andare male (“ma non andrà male”) non si sfascerà neppure il governo perché Giuseppe Conte non è Massimo D’Alema. “E’ stato bravo a non identificarsi con queste regionali. Il voto sarà un referendum fra Salvini e Zaia”. Non sarà un referendum anche per la guida del Pd? “E’ chiaro che sarà un test per il Pd. Ma questo non l’ho detto io ma lo ha scritto il segretario”.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio