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Il fortino di Meloni. Dall'economia a Trump, l'attacco delle opposizioni al premier time
Stretta tra beghe interne e affanni post referendari, la presidente del Consiglio risponde in Senato all'assalto di Pd, M5s e Renzi che punteranno sul calo industriale, sui redditi e sulle ambiguità in politica estera
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13 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:11 PM

Foto Ansa
Le opposizioni affilano le armi tra sanità, economia e politica estera, da Israele a Trump. Ma ci sarà spazio anche per i centri in Albania e per le epurazioni di Alessandro Giuli al ministero della Cultura. Giorgia Meloni prepara la difesa, il contrattacco. Ha mobilitato i suoi uffici per farsi trovare pronta. L’appuntamento è per questo pomeriggio in Senato, circa un anno dopo l’ultima volta, dove andrà in scena il premier time. La bagarre parlamentare è stata evitata almeno di prima mattina, quando i ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani hanno riferito alle commissioni Esteri e Difesa su medio oriente e Stretto di Hormuz.
A sfidare Meloni oggi non ci saranno – sono eletti alla Camera – Elly Schlein e Giuseppe Conte ma per la premier quello odierno resta un passaggio importante, quanto meno dal punto di vista dell’immagine. Dopo il referendum lo slancio s’è appannato mentre i tentavi di rilancio del governo si sono persi tra beghe interne, scontri e polemiche. I conti, il dfp, non aiutano. E tiene banco, ancora, la partita delle nomine di Consob e Antitrust, domani dovrebbe esserci il Cdm. Dalle parti di via della Scrofa sono consapevoli del momento e si sono attrezzati per non farsi trovare impreparati. E infatti nel fine settimana dal ministero per i rapporti con il Parlamento sono partite le mail destinate ai dipartimenti di Palazzo Chigi, per chiedere alle varie amministrazioni di fornire elementi di risposta, dati e numeri, ai quesiti posti dalle opposizioni. Per il Pd dovrebbe essere Francesco Boccia a intervenire, per interrogare Meloni “sul fallimento economico e sociale” del suo esecutivo. Dunque sanità, reddito (insieme al salario minimo), inflazione e calo della produzione industriale. Temi simili a quelli su cui punterà pure il Movimento 5 stelle, con un occhio alle spese militari.
A proposito: oggi Giuseppe Conte torna nell’agone politico dopo la pausa obbligata dovuta all’operazione. “Ho temuto il peggio”, ma il peggio per fortuna è stato scongiurato, così il leader M5s tornerà a farsi vedere in Parlamento, poi in serata sarà ospite di Bruno Vespa. Azione, con Carlo Calenda, si occuperà di energia, farà le sue richieste. Mentre a destra va segnalata la bandierina leghista sul Piano casa. Niente polemiche, dicono dal Carroccio, ma sul dossier negli scorsi mesi non sono mancate le tensioni – poi rientrate – tra Matteo Salvini e Palazzo Chigi. Scalda i motori pure Matteo Renzi, che partirà dall’economia per poi andare a braccio e incalzare la premier “a 360 gradi”. Il leader di Iv in queste occasioni sa essere efficace, glielo riconoscono – e un po’ lo temono – pure dalla maggioranza. E poi negli ultimi giorni, dopo la scadenza per la presentazione delle domande alla premier, la cronaca politica ha regalato altri spunti: dalle pulizie al Mic alle ultime polemiche sui centri in Albania, messe a tacere dal premier Edi Rama: “L’accordo durerò finché l’Italia vuole”. Ma le opposizioni battono da tempo su quello che considerano un fallimento e che a microfoni spenti preoccupa anche qualcuno a destra in vista delle elezioni.
Ieri tuttavia va anche registrata una piccola tregua tra destra e sinistra sulla legge sul Fine vita, che approderà nell’Aula del Senato il 3 giugno, come ha annunciato la forzista Stefania Craxi: così hanno deciso i capigruppo, grazie alla mediazione di Ignazio La Russa – riconosciuta pure dal Pd. A Palazzo Madama si discuterà il testo firmato del dem Alfredo Bazoli, a meno che entro quella data non si riesca a trovare una difficile mediazione sulla proposta targata Zullo (FdI) e Zanettin (FI). Che tutto questo alla fine porti effettivamente all’approvazione di una legge non è assolutamente detto, permangono le divisioni sul ruolo del Sistema sanitario, ma intanto qualcosa si muove. Si vedrà.
Intanto alle 8.15 Tajani e Crosetto hanno spiegato a deputati e senatori le intenzioni del governo su Hormuz e sull’eventuale partecipazione delle navi italiane a una missione internazionale. L’ultimo passaggio in commissione fu segnato da un aspro scontro tra Conte e il ministro degli esteri. I cacciamine, ribadiscono dalla Farnesina, dovrebbero essere aggregati alla missione Aspides ed eventualmente spostati nello Stretto, dopo un accordo di pace. Al governo sperano sempre in una risoluzione Onu ma fare previsioni, come sempre, è complicato quando c’è di mezzo di Trump. La bagarre politica è invece assicurata. Il dibattito in Commissione ha dato un po’ il senso della giornata. Poi tutti in Senato per il premier time.