Meloni è il migliore alleato di Schlein

A sinistra c’è chi farebbe pazzie per avere alternative alla leader del Pd come candidato premier. Meloni ha invece azionato un gran whatever it takes per averla come rivale futura. Assi, leggi elettorali e cinismo con vista elettorale

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16 MAY 26
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(Foto Ansa)

Chi ama davvero Elly Schlein? Fra le trame spesso incomprensibili della politica italiana, c’è una certezza che da qualche mese inizia ad affiorare e che riguarda un tema legato a un’ossessione che periodicamente travolge tutti i partiti di governo che si preparano ad affrontare un’imminente elezione: la legge elettorale. La storia che vi stiamo per raccontare però non ha nulla a che fare con i dettagli necessari ma soporiferi della legge, con le soglie di sbarramento, con i premi di maggioranza, con l’algebra delle coalizioni. La storia che vi stiamo per raccontare è tutta politica e contiene un piccolo elemento di romanticismo, al centro del quale vi è il rapporto tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Elly Schlein, leader del Pd, sa che nel suo partito sono in molti, forse tanti, forse troppi, a sognare una qualche alchimia, un qualche gioco di potere, per evitare che la leader del Pd possa avere la strada spianata per Palazzo Chigi, in caso di vittoria alle elezioni.
Un pezzo di centro vuole uscire dal Pd per rendere più difficile la vita non al centrosinistra ma al Pd e dunque a Elly Schlein. Il M5s non vede l’ora di avere l’occasione giusta per convocare le primarie e dare una chance a Giuseppe Conte per tornare a Palazzo Chigi. Persino Avs, con la coppia del gol, e spesso degli autogol, formata da Bonelli e Fratoianni, è pronta a cercare un candidato alternativo a Schlein e Conte in vista delle elezioni, in caso di primarie, un candidato cocomero, rosso dentro e verde fuori. Tutti, nel centrosinistra, hanno qualche motivo e qualche ragione, anche solida, per immaginare strade alternative a quella di una Schlein candidata premier della coalizione, per non parlare del Partito democratico, dove le minoranze a parole, ma solo a parole, pagherebbero oro per avere alternative. E così, in questo strano gioco di specchi incrociati, succede che all’interno del panorama politico italiano vi sia un unico leader che, con una certa dose di romanticismo, sta facendo letteralmente carte false pur di avere Elly Schlein candidata premier, costi quel che costi. Quel leader non si trova a sinistra, non si trova nel Pd, non si trova nel campo largo, ma si trova nel campo affranto, per così dire, del centrodestra, che vedendo avvicinarsi in modo minaccioso la data delle elezioni immagina che avere Elly Schlein come leader dello schieramento avverso potrebbe continuare a essere un buon asset da custodire per non perdere consenso. Quel leader, romantico, si chiama Giorgia Meloni. 
Nella vita è leader di Fratelli d’Italia e presidente del Consiglio. E fra le tante ragioni per cui sogna, fortissimamente, di avere una nuova legge elettorale – e lo sogna al punto da essere disposta a esporsi alle forche caudine dell’opposizione, che potrà avere buon gioco a dire che Meloni con questa legge elettorale ha paura di perdere, pensa a tutto tranne che ai problemi veri, fa colpi di mano come è avvenuto con il referendum, senza coinvolgere l’opposizione, e così via – non c’è solo l’idea di fare qualsiasi cosa pur di non trovarsi nelle condizioni di dover affrontare un pareggio: meglio l’opposizione, per Meloni, che una condizione che costringa a dover governare con gli avversari, come invece è abituata a fare da anni Forza Italia, che farebbe carte false pur di non andare all’opposizione, a prescindere da chi dovrebbe abbracciare per governare.
Accanto a questo elemento politicistico, ce n’è un altro che agli occhi della premier non vale evidentemente meno del primo: avere una legge elettorale che consenta al candidato premier del centrosinistra di far capire con chiarezza agli elettori quale sarebbe l’alternativa. E dunque, ma giuriamo che non vi parleremo di tecnicismi, la ragione per cui Meloni vuole una legge elettorale con premio di maggioranza e obbligo dell’indicazione del candidato premier per poter presentare una coalizione in grado di competere per il premio di maggioranza è proprio quella: spingere il centrosinistra a litigare, attraverso le primarie, scommettendo sul fatto che alla fine sarà Elly Schlein, magari con primarie a doppio turno, a trionfare. Non sappiamo se la scommessa è sensata o no, di sicuro sappiamo che da quando Elly Schlein è all’opposizione il centrodestra ha ottenuto molti successi, trauma del referendum a parte, e ha mantenuto i consensi alti, erosione vannacciana a parte. La certezza però è che in questa, per certi versi incomprensibile, corsa folle e disperata alla scrittura di una legge elettorale che piace a Meloni ma non piace ai suoi alleati e che piace segretamente ai suoi avversari più di quanto piaccia ai suoi compagni di viaggio è quella: mettere in campo un “whatever it takes” affinché il centrodestra abbia la certezza di non avere altro leader all’infuori di Schlein come rivale con cui confrontarsi. Mezzo centrosinistra sogna di non avere Schlein come candidata premier, mezzo centrodestra sogna di averla. E forse, almeno su questo, il centrodestra che sogna e il centrosinistra che teme la pensano allo stesso modo rispetto alla possibilità che l’attuale leader del Pd possa avere le carte in regola per vincere a mani basse le prossime elezioni. Chi avrà ragione? Chissà.