La “Mano de Dios” a Cannes, e la storia come andò

Per rimanere nel mood che il cinema italiano non è più degno del festival, così come il calcio italiano non è più degno dei Mondiali, mi sono fatto affascinare dal racconto che Alberto Crespi, vecchia star della Croisette, ha dedicato a “The Match”

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15 MAY 26
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Foto Olycom

Non vorrei mai rubare il mestiere alla nostra regina del cinema Mariarosa, che da Cannes forse ne scriverà, o forse non ne scriverà affatto. Ma giusto per rimanere nel mood che il cinema italiano non è più degno di Cannes, così come il calcio italiano non è più degno dei Mondiali, mi sono fatto affascinare dal racconto che Alberto Crespi, vecchia star della Croisette, ha dedicato a The Match”, documentario di Juan Cabral e Santiago Franco che ricostruisce come “un racconto epico” la famosa partita del 1986 tra Argentina e Inghilterra, quella vinta della “mano di Dios”. Dice Crespi che “The Match” è bellissimo ed equilibrato, ci sono i giorni delle Falkland visti da entrambi i fronti, la partita dai due lati del campo; mica come lo sgangherato Maradona by Kusturica. Ma Kusturica era fedele interprete del mito altermondialista-maradonista, la leggenda che quel gol fosse la vendetta di Dio per la guerra colonialista. Ancora c’è una gran parte dell’opinione mondiale che ci crede, che sarebbe pronta a impiccare la Thatcher e celebrare la vendetta del Pibe. La verità è che Thatcher difese il diritto internazionale contro una sanguinaria dittatura fascista. E che Maradona fece un fallo da cabron, di quelli che oggi ti radierebbero con una petizione online. Così, per ricordasi tutta la storia.