Il paradosso della salute italiana: si vive più a lungo ma curarsi è sempre più difficile

L'Italia ha l'aspettativa di vita più alta dell'Ue e i tassi di mortalità prevenibile più bassi, ma il sistema mostra crepe profonde: liste d'attesa raddoppiate, spesa sanitaria sotto la media europea, un divario Nord-Sud che si allarga. Il ritratto di un paese che eccelle nei grandi numeri ma fatica nell'accesso quotidiano alle cure

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6 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:07 PM
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Foto Ansa

Ottantaquattro anni e un mese. È l’aspettativa di vita degli italiani nel 2024, la più alta dell’Unione europea insieme alla Svezia, superiore di quasi due anni e mezzo alla media Ue. Un primato che il “Profilo della Sanità 2025” di Ocse e Osservatorio Europeo sui Sistemi sanitari certifica con orgoglio, ma inquadra subito in un contesto preoccupante. Perché vivere a lungo non significa necessariamente curarsi bene, né farlo in modo equo. Il ritratto è quello di un paese che eccelle nei grandi indicatori di salute ma mostra crepe profonde nell’accessibilità e nella sostenibilità del sistema.
Nel 2022 l’Italia ha registrato il secondo tasso di mortalità prevenibile più basso dell’Ue, circa un terzo sotto la media europea. I ricoveri per le principali patologie croniche – diabete, scompenso cardiaco, asma, Bpco – sono i più bassi dell’Unione. Risultati che il rapporto attribuisce alla forza della medicina territoriale. Eppure, il sistema è costruito su basi finanziarie fragili: nel 2023 la spesa sanitaria è stata l’8,4 per cento del Pil (1,6 punti sotto la media Ue), con una spesa pro capite inferiore del 19 per cento. La copertura pubblica è del 73 per cento contro l’80 per cento europeo. Il restante 27 per cento viene pagato dai cittadini, di cui quasi il 90 per cento in ticket e prestazioni private. Nel 2022 l’Italia ha registrato il tasso più alto di spesa sanitaria catastrofica nell’Europa occidentale: l’8,6 per cento delle famiglie ha sostenuto costi di tasca propria superiori al 40 per cento della propria capacità di spesa.
Il nodo più sentito sono le liste d’attesa. Nel 2023 il 7,6 per cento della popolazione ha rinunciato a cure necessarie. Le persone che hanno citato le liste come ostacolo erano 2,7 milioni, quasi il doppio rispetto al 2019. Il paradosso? Per gli interventi chirurgici elettivi il tempo medio di attesa era di soli 74 giorni, uno dei più brevi nell’Ue. Il problema è a monte: visite ed esami diagnostici rappresentano oltre il 60 per cento di tutti gli ostacoli legati ai tempi d’attesa.
L’Italia ha una dotazione di medici tra le più alte dell’Ue – 5,4 ogni mille abitanti, +25 per cento rispetto alla media europea – ma quella di infermieri è di soli 6,9 ogni mille abitanti, oltre il 20 per cento sotto la media Ue. Gli infermieri italiani sono retribuiti male visto che in Europa guadagnano in media il 20 per cento in più. Risultato: laureati in infermieristica al minimo storico, meno della metà della media Ue. Anche la medicina generale è in crisi: il numero di medici di famiglia è diminuito del 13 per cento nell’ultimo decennio e nel 2023 quasi il 52 per cento dei medici di base aveva oltre 1.500 pazienti, il limite massimo contrattuale. Il deficit nazionale è stimato tra l’8 e il 16 per cento, con la situazione più critica al Nord: in Lombardia servirebbe un +20 per cento di medici di base per rispettare i tetti.
Il divario Nord-Sud attraversa ogni sezione del rapporto. In Calabria meno del 12 per cento delle donne ha partecipato allo screening per il cancro al seno, contro percentuali superiori al 50 per cento in diverse regioni del Nord. Otto regioni non raggiungono gli standard minimi di assistenza in almeno un’area. Le persone a rischio di povertà sono 2,6 volte più propense a segnalare bisogni medici insoddisfatti rispetto alla popolazione generale. Per le cure dentistiche, quasi escluse dalla copertura pubblica, il divario è triplo.
Sul fronte farmaceutico, nel 2023 gli acquisti ospedalieri hanno rappresentato tre quarti della spesa totale, quasi il doppio della media Ue. Questo modello consente negoziazioni efficaci sui prezzi e una forte diffusione dei biosimilari (67 per cento del mercato potenziale, contro media Ue 32 per cento), ma genera costanti sforamenti di bilancio: nel 2024 il superamento del tetto di spesa per acquisti diretti ha superato i 4 miliardi. I farmaci generici hanno invece una quota dei volumi del 29 per cento (media Ue superiore al 50 per cento), e i pazienti italiani hanno sostenuto nel 2023 circa un miliardo di spesa evitabile scegliendo farmaci di marca contro equivalenti rimborsabili.
Il ritratto, insomma, è quello di un paese che eccelle ancora in diversi ambiti e garantisce una lunga aspettativa di vita, ma mostra crepe profonde nell’accesso quotidiano ai servizi: l’attesa di una visita specialistica, il costo di un dentista, la difficoltà di trovare un medico di base. Un sistema da difendere, ma che ha bisogno di più risorse, infermieri e di una maggiore equità territoriale.