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Che ruolo ha il soprannaturale nel giustificare i fenomeni della natura. Uno studio
Le religioni sono da sempre usate dall'umanità per comprendere complessità naturali. Un gruppo di ricercatori ha cercato di capire in quali società e per quali eventi venisse fatto ricorso a presunte cause divine
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7 APR 23
Ultimo aggiornamento: 03:34 AM

Foto di Alexander Nachev, via Unsplash<br /> <br />
Perché le credenze religiose sono così diffuse e così durevoli nella storia dell’umanità? Uno dei motivi addotti più frequentemente e da maggior tempo si basa sul fatto che la religione giustifica in maniera soddisfacente e semplice fenomeni naturali complessi i quali apparirebbero altrimenti misteriosi.
Di fatto, la realtà fisica in cui viviamo è un luogo misterioso, e lo era ancora più prima della scienza moderna. Il ricorso a una o più imperscrutabili volontà onnipotenti è in queste condizioni una generalizzazione soddisfacente della nostra esperienza dei fatti di cui riusciamo a individuare le cause in agenti specifici, ed è per questo un mezzo naturale a cui l’essere umano fa costantemente ricorso – forse anche da prima dell’apparire della nostra stessa specie.
A sua volta, questa spiegazione circa l’origine e la diffusione delle religioni appare intellettualmente soddisfacente ed è stata da tempo adottata, tanto da risalire a teologi e filosofi come Henry Drummond e Friedrich Nietzsche, che sostenevano entrambi l'ipotesi del "dio delle lacune", in cui l'intervento divino di un qualche dio è usato per spiegare le lacune nella nostra conoscenza.
Ma quanto è fondata tale idea? O per meglio dire, al di là della sua semplicità, del suo potere esplicativo e di un certo numero di esempi a supporto che possiamo trovare, in quali fatti generali è possibile trovare un supporto solido per una simile teoria apparentemente autoevidente?
In particolare, si è studiato un campione di 114 diverse società molto diversificate, che andavano dai gruppi nomadi di cacciatori-raccoglitori in Africa, alle società delle isole del Pacifico, fino alle grandi società "complesse" con tecnologia moderna e documenti scritti in vari continenti e con vari tipi di cultura tradizionale.
Per ciascuna società considerata nel campione si è ricorso allo studio di testi etnografici e fonti tramandate dalle diverse tradizioni, ricercando all’interno di essi eventi e fenomeni per i quali erano proposte spiegazioni.
Ebbene, da questa analisi è risultato che le spiegazioni soprannaturali si concentravano su fenomeni "naturali" e non su fenomeni "sociali", cioè causati dall'uomo. Le spiegazioni soprannaturali per i fenomeni naturali, cioè, erano molto più diffuse che per i fenomeni sociali: quasi tutte le società esaminate avevano quindi spiegazioni soprannaturali per fenomeni naturali come malattie, disastri naturali e siccità, mentre le spiegazioni soprannaturali per la guerra, l'omicidio e il furto erano statisticamente molto meno diffuse.
Questi dati corroborano l’idea classica che il ricorso al soprannaturale e alla giustificazione religiosa siano legati alla difficoltà di comprensione causale dei fenomeni naturali complessi, confermando quindi l’intuizione di filosofi anche molto antichi come Epicuro, fino ad arrivare a giustificare perché, nel mondo contemporaneo, molti cristiani negli Stati Uniti hanno interpretato la pandemia come una punizione divina; tuttavia, vi è un secondo risultato, altrettanto interessante, ottenuto nello studio citato.
Analizzando nel dettaglio i dati, si è in particolare scoperto che le società sviluppano in maniera via via crescente spiegazioni soprannaturali anche per i fenomeni sociali man mano che diventano più grandi e complesse. In particolare, le società più grandi sono risultate più propense a spiegare anche gli eventi come furti e guerre usando principi soprannaturali, in una misura molto maggiore rispetto a piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori e agricoltori.
Sebbene gli autori non si sbilancino nel fornire possibili spiegazioni, è possibile fare almeno un’ipotesi interessante.
Quando le società diventano molto ampie, la responsabilità individuale anche per i fenomeni sociali diventa molto più difficilmente individuabile: è come se, oltre la cerchia del gruppo sociale di amici e parenti, le decisioni prese siano spersonalizzate – il Moloch dello stato è in un certo senso una nuova volontà più o meno onnipotente, al quale è necessario piegarsi. Il soprannaturale, ovvero un dio capace di animare le moltitudini e scagliarle a devastare una città come Troia, diviene quindi una spiegazione per fenomeni di ampia portata, difficili da comprendere e ancor più difficili da spiegare sulla base della volontà di un singolo agente umano; e difatti, nel lavoro presentato dagli autori sono particolarmente gli eventi sociali di scala più ampia a risultare maggiormente connessi a volontà soprannaturali nelle società di maggiori dimensioni.
In conclusione, per quanto il lavoro qui discusso risulti affascinante, vale la pena di ribadire un concetto ben noto a chi si occupa di spiegare anche la religione come tratto sociale evolutivamente vantaggioso: aspetti diversi della religione possono e spesso hanno spiegazioni diverse, per cui il lavoro di ricerca necessario a comprendere pienamente la persistenza, la varietà e la comunanza di temi delle religioni mondiali è ancora tutto da compiere e vi è ancora spazio per numerose, future e profonde scoperte del modo in cui Darwin può spiegare un dio.