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La finale di un calcio che non ha un campionato
Sotto le luci del Rheinpark Stadion, l’unico stadio degno di tal nome in tutto il Liechtenstein, stasera alle 20 si consuma l’ennesimo capitolo della saga calcistica del Fürstentum
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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 12:18 PM

Vaduz contro Eschen/Mauren: a molti non dirà niente, ma è una finale che profuma di déjà-vu. Perché qui, in un paese senza campionato nazionale, il calcio è una specie di appendice del sistema svizzero con uno sbocco europeo. Le sette squadre liechtensteinesi (Vaduz, Balzers, Triesen, Eschen/Mauren, Schaan, Ruggell, Triesenberg) giocano tutte nei campionati elvetici, dalla Challenge League fino alle serie minori. La Coppa è l’unico trofeo domestico e vale un posto in Conference League: il vincitore entra al secondo turno preliminare, un privilegio Uefa che fino al 2021 portava in Europa League.
Vaduz, un dominio tra Liechtestein e
Svizzera
Il Vaduz arriva con un percorso netto. In Challenge League, la B svizzera, è in corsa per la promozione in Super League, dopo aver conquistato la prima posizione in un testa a testa con l’Aarau che potrebbe decidersi nello scontro diretto della prossima settimana. In patria vanta un dominio quasi monopolizzante dato che è l’unica vera squadra professionistica del Principato e si vede, 51 coppe vinte su 64 finali.
Anche quest’anno il copione non è cambiato: 12-0 al Triesenberg II, 5-1 al Triesenberg I, 4-2 al Balzers. Ventuno gol segnati, tre subiti. Anche l’Eschen/Mauren ha fatto il suo percorso senza sfigurare: vittoria ai rigori negli ottavi, poi 1-0 al Ruggell, infine 11-1 al Triesen. Tredici gol fatti e uno incassato prima della finale. Eppure stasera si affrontano due squadre che giocano tutto l’anno in Svizzera, una in seconda serie, l’altra in quarta, per decidere chi rappresenterà il Liechtenstein in Europa. Se vincessero i secondi non sarebbe nemmeno una novità: nel 2012 fu proprio la squadra di Eschen e Mauren a battere il Vaduz e a prendersi la qualificazione europea, terminata subito al primo turno di Europa League. Troppo per due comuni che, sommati, non arrivano a novemila abitanti.
Una formula che regge su se stessa
Con sette club, il sistema si regge su una costruzione inevitabilmente artificiale. Le società possono iscrivere le loro squadre “B” o “C”, e anche formazioni legate a comunità straniere, come la “Triesen Español” e gli “Schaan Azzurri”, in rappresentanza dell’immigrazione spagnola e italiana che è ancora molto radicata nel territorio del piccolo stato. Così il torneo arriva a coinvolgere fino a 19 squadre, tanto da richiedere un turno preliminare.
Le più piccole giocano in casa nei primi turni, le più forti entrano più avanti. Il risultato è quasi sempre lo stesso: il Vaduz davanti, le altre a riempire il tabellone. L’ultima eccezione, prima dell’exploit dell’Eschen/Mauren, risale al 1997, quando il Balzers vinse la coppa, l’ottava della sua storia. Da allora gli equilibri si sono stabilizzati. Anche il luogo non cambia: la finale si gioca sempre al Rheinpark Stadion, circa 7.500 posti, casa del Vaduz e della nazionale. Uno stadio che, in questo contesto, basta a raccontare tutto.
Un’anomalia che funziona
Il paradosso resta: ogni anno due squadre inserite nel sistema elvetico si contendono l’unico titolo nazionale di un paese che non ha un campionato. Stasera il Vaduz, allenato da Marc Schneider, cerca il primo tassello del proprio “doblete”, conquistare l’ennesima coppa insieme alla promozione, mentre l’Eschen/Mauren prova a riaprire una storia che sembra già scritta.
In un territorio di poco più di 35mila abitanti, il calcio non è una struttura autonoma ma un adattamento. Non ha un campionato, ma ha una finale e un accesso all’Europa. Stasera si gioca per quello. E, per una volta, basta.