La guerra di Putin e mio nonno, Nikita Krusciov

“Avrebbe pensato: ‘Perché diavolo stiamo bombardando una nazione fraterna?’. Gli si sarebbe spezzato il cuore”

4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 12:11 PM
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Nikita Krusciov (Getty Images)

Senza preavviso, la professoressa Nina Krusciova è diventata la numero 1.164 nella lista del Cremlino degli “agenti stranieri”, racconta il Telegraph. Come nipote adottiva di Nikita Krusciov, il leader sovietico che successe a Stalin e fu un titano dell’era della Guerra fredda, la mossa ha provocato un discreto scalpore tra l’élite moscovita. Questa è la nuova Russia, spiega, in cui Vladimir Putin permette alle sue forze di sicurezza di dominare un apparato statale alimentato da un clima di paura, violenza e paranoia.
“Sotto Putin, lo stalinismo è in risalita”, sostiene la professoressa Krusciova, docente di Affari internazionali alla New School di New York. “Stiamo assistendo alla gulagizzazione dello Stato”. Krusciova, che vive negli Stati Uniti dal 1991, ma visita spesso la Russia ed è stata una critica aperta dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, afferma: “Una volta che lo stato punitivo inizia a muoversi, non ha un meccanismo per fermarsi, e così l’assurdità della repressione diventa normale”. Il suo cognome ha un peso storico, eppure non è riuscita a restare fuori dalla lista sempre più lunga dei nemici dello stato – anche se tiene a precisare: “Il mio nome è sicuramente grande, ma io non lo sono”.
Cosa penserebbe suo nonno della Russia di oggi? La professoressa Krusciova dice: “Penso che avrebbe detto: ‘Vi ho lasciato un’eredità del genere, ho destalinizzato l’Unione Sovietica, vi ho liberato dal mortale abbraccio del Kgb, e guardate cosa avete combinato’”. Orwell scrisse: "Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”. Sotto Putin, l’eredità di Stalin è stata riabilitata e la nostalgia per l’Unione Sovietica coltivata. I monumenti che glorificano Stalin si moltiplicano mentre scompaiono i memoriali alle sue vittime. Alla fine del 2024 c’erano più di 110 statue e monumenti dedicati al dittatore, metà dei quali eretti nell’ultimo decennio.
Krusciov, morto nel 1971, trascorse molti anni in Ucraina e partecipò alla sua ricostruzione post bellica. Sarebbe rimasto “inorridito dall’invasione”, afferma la professoressa Krusciova, che aggiunge: “Avrebbe pensato: ‘Ma perché diavolo stiamo bombardando una nazione fraterna?’. Gli si sarebbe spezzato il cuore”. Ricorda che un popolare poeta sovietico andò a trovare suo nonno per esprimere preoccupazione sul fatto che la gente stesse dimenticando i tempi della repressione e della paura. La risposta di Krusciov fu: “E’ bello che dimentichino, lascia che vivano”. Ma, dice la professoressa Krusciova: "Non stiamo più dimenticando, i russi lo stanno vivendo ora”.
(Traduzione di Giulio Meotti)