Lettera da due città

Una distanza che sembra incolmabile, in un tramonto d'oro. I nuovi figli sanno a stento l’italiano; nati qui, non sono cittadini. I vecchi con la “minima” cercano inebetiti per ore un guizzo di fortuna, sullo schermo di un bar
21 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 05:00
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Molteni Motta/Universal Images Group via Getty Images&nbsp;<br />

Oltre lo Scalo di Porta Romana. Dalle parti di piazzale Gabrio Rosa il navigatore sbaglia, m’infilo in una via a fondo cieco che costeggia la massicciata. Incredibile come il navigatore Gps, in queste periferie, si perda come me. È Milano, ma sconosciuta, anonima, cementi tirati su dove capitava. I blocchi delle case popolari hanno facciate ridipinte, e c’è un sole oggi, pure di febbraio, che nel tramonto le illumina di oro. Sono ugualmente tristi, così in fila, così uguali: e gli uomini non sono fatti per vivere in case tutte uguali. Solitari bambini arabi o orientali filano in monopattino sui marciapiedi. Gli italiani rimasti sono molto anziani.
Un raro caffè. Stretto, tre striminziti tavolini occupati. Gli avventori guardano fissamente in alto, alle mie spalle, a un monitor su un muro. C’è un gioco che estrae i numeri ogni cinque minuti. Ogni cinque minuti qui aspettano il miracolo: le bollette pagate, la spesa per una settimana. C’è anche un ragazzo, che alle sei di sera mangia avidamente una brioche possa con un cappuccino.
Appena oltre i binari dei treni, implicita barriera, c’è quest’altra città. Ripenso alle periferie che conoscevo da ragazza, volontaria sulle ambulanze. Erano anche più scalcinate, ma piene di bambini e giovani. Che lavoravano o studiavano, e diventavano compagni di banco, e poi colleghi. Che scendevano in piazza, come i loro padri che affollavano le sedi del Pci con la falce e il martello nell’insegna: e avevano un peso, ed erano pienamente Milano. Adesso la distanza fra le due città sembra incolmabile. I nuovi figli sanno a stento l’italiano; nati qui, non sono cittadini. I vecchi con la “minima” cercano inebetiti per ore un guizzo di fortuna, sullo schermo di un bar.
Oltre i binari, dove comincia la Milano giusta, è il momento dell’happy hour. Le colf pendolari fra le due città, stanche, aspettano un tram. Come tutto, stasera, in questo tramonto limpido, sembra d’oro. Oro finto. Quanto si è alzata la barriera fra le due città, ma l’altra città non parla, non ha voce.