Wall Street recupera, altalena in Europa. L'Euribor tocca i massimi
La crisi non va piano
Il secondo lunedì nero consecutivo delle Borse europee è coinciso con il secondo fine settimana consecutivo di interventi dei governi europei per rassicurare i mercati finanziari. Ciascuno per conto suo, Berlino, Londra, Bruxelles, Parigi hanno elaborato piani, deciso garanzie pubbliche sui depositi e salvato banche. Obiettivo: restaurare la fiducia. Leggi Salvi le banche, crolla la Borsa - Leggi La soluzione è la recessione - Leggi Euribor, il postino della crisi

Movimenti analoghi avevano contraddistinto le peripezie del piano Paulson in America: Wall Street ha assorbito l’iniziale bocciatura del bailout, mentre il Dow Jones ha ricominciato a scendere dopo il “sì” definitivo del Congresso. Ieri, svegliandosi con l’eco del panico europeo, il Dow Jones è sceso sotto i diecimila punti. Il settore bancario europeo è più esposto di quello americano – il deprezzamento dell’euro sul dollaro è sintomo della fuga degli investitori – così come è più fragile la sua leadership politica. Per risparmiatori e investitori, l’impressione è di politici in preda al panico. L’Europa sta impedendo al mercato e ai suoi attori di fare un minimo di autopulizia. L’esperienza di Ubs – che grazie a una ristrutturazione e senza aiuti è tornata agli utili – dovrebbe consigliare alla politica europea di tenere giù le mani dai mercati. Il ritorno dello stato banchiere non è una panacea. Anzi, il rischio è che, come durante la Grande depressione, gli interventi statali, l’iper regolamentazione e il neoprotezionismo aggravino e prolunghino la crisi economica dell’Europa.
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