Alfano nel far west delle procure
Ora che ogni decenza è violata, ora che due procure della Repubblica – Salerno e Catanzaro – sono arrivate al punto di perseguitarsi a vicenda, ora che il capo dello stato, con un gesto estremo, ha voluto dire basta a questa guerra per bande, ora che la fanghiglia giudiziaria comincia a sfiorare Roma e le supreme istituzioni, cosa intende fare il Guardasigilli per restituire alla Giustizia un minimo di decoro e di funzionalità?

Ora che ogni decenza è violata, ora che due procure della Repubblica – Salerno e Catanzaro – sono arrivate al punto di perseguitarsi a vicenda, ora che il capo dello stato, con un gesto estremo, ha voluto dire basta a questa guerra per bande, ora che la fanghiglia giudiziaria comincia a sfiorare Roma e le supreme istituzioni, cosa intende fare il Guardasigilli per restituire alla Giustizia un minimo di decoro e di funzionalità? “Partiamo da Napolitano”, dice al Foglio Angelino Alfano. “Ha chiesto a Salerno i fascicoli d’indagine sul caso De Magistris, non come presidente del Csm ma come presidente della Repubblica. La sua iniziativa ha il solo scopo di tutelare la giurisdizione. Se in queste ore a Catanzaro o a Salerno c’è per esempio un detenuto che ha bisogno urgente di un atto giudiziario per tornare in libertà, chi lo garantisce? Troveranno i magistrati impegnati in questo colossale conflitto il tempo e la serenità necessaria per prendere una immediata decisione?”.
Alfano, da siciliano, cita Sciascia: precipitiamo verso il fondo senza mai toccare il fondo. E aggiunge: “Vorrei dire subito che non sta a me valutare il torto o la ragione delle due controparti. Ma per la responsabilità che la Costituzione mi assegna, non posso non ravvisare l’onta che, a causa di questa vicenda, finisce per coprire l’intero ordine giudiziario”. Ci sarà qualcuno che pagherà per un’offesa così grave alla credibilità della giustizia? Alfano risponde con una notizia che sembra racchiudere tutti i paradossi di questi giorni. Non solo c’è Salerno che ha accerchiato con cento carabinieri la procura di Catanzaro; non solo c’è Catanzaro che ha risposto con sette avvisi di garanzia per altrettanti magistrati di Salerno. Ma è successo pure che i pm di Salerno hanno avuto l’ardire di mettere sotto inchiesta i cinque ispettori inviati pochi mesi fa dal ministero per fare luce sulle ragioni di uno scontro così cruento. Resterebbe, come arbitro, il Csm, organo di autocontrollo dei giudici. Ma i procuratori di Salerno hanno pensato di trascinare nella palude anche il Consiglio superiore sollevando “un’ombra sul vice presidente Nicola Mancino che, nonostante l’amarezza, ha trovato il modo di rispondere in maniera troppo signorile”. Altro che strapotere dei magistrati. Non solo pretendono di non pagare pegno. Ma non sopportano nemmeno i controlli. “E sì. In questi gesti vi è la negazione plateale di una qualsiasi potestà disciplinare”.
Prosegue Alfano: “Ma quando si dice che un giudice è soggetto solo alla legge, questo significa che dovrebbe conseguentemente essere soggetto anche alle leggi costituzionali e ordinarie che regolano l’azione disciplinare. Tutto ciò, ripeto, senza entrare nel merito di quella che, con termine gentile, voglio ancora definire controversia”. Alfano non si nasconde nell’ombra. Il sistema è saltato. Resta da stabilire se siamo alla decomposizione o se c’è ancora un margine per recuperare un minimo di agibilità. “Sì, siamo all’implosione di un ordine, come quello giudiziario, che non solo si è trasformato in potere ma pretende anche di non incontrare limiti”.
Eppure i confini bisogna ritrovarli, altrimenti il far west è destinato ad allargarsi. “Quello che ci stiamo dicendo è l’ennesima radiologia di un sistema malato. Ma alla diagnosi devono seguire i rimedi e non c’è altra strada se non quella delle riforme. Mi auguro che questa vicenda, e la ferma quanto responsabile presa di posizione di Napolitano, faccia aprire gli occhi al Pd e lo induca a votare con noi riforme costituzionali che, senza finalità ritorsive, siano al servizio del paese. Il partito di Veltroni non ha altra strada: o accetta, con noi, il percorso delle riforme liberali o accetta di farsi scrivere il programma da Antonio Di Pietro. Lo dico da tempo: non esiste altra via che quella di una buona riforma della giustizia per segnare un confine certo tra il Pd e il cosiddetto partito dei giudici”. Ma, alla luce della verminosa guerra combattuta tra Catanzaro e Salerno, si può ancora parlare di partito dei giudici? “Non lo so. L’unica cosa che mi abbaglia è l’imbarazzato silenzio dell’Associazione nazionale dei magistrati. Forse stanno preparando una memoria integrativa all’Onu. Quella presentata a metà novembre contro Berlusconi e contro di me, forse, non basta più”.