I conti in crisi di Epifani
Altro che sindacato messo all’angolo dal governo. Altro che confederazione isolata rispetto a Cisl e Uil. Altro che organizzazione dilaniata dalla successione a Guglielmo Epifani, che scade l’anno prossimo. In Cgil – dicono ambienti vicini al vertice – non c’è alcuno scoramento, anzi. L’operazione che scatterà a breve è definita come “reinsediamento nei territori”.

Il progetto è stato accennato in una recente riunione del direttivo nazionale della Cgil dal segretario confederale Enrico Panini, che ha la delega sulle Politiche organizzative, amministrative e finanziarie. Ma la bozza della relazione tenuta da Panini, che il Foglio è in grado di svelare, individua una sfida per i sindacati italiani: il “reinsediamento nei territori”, com’è definito da ambienti della confederazione, è legato alla necessità di non far diminuire le entrate, anche se i primi dati del consuntivo 2008 mostrano una tendenza ancora positiva del tesseramento. “La crisi economica incide e inciderà, in varia misura, anche su di noi”, si legge nella bozza. “Dobbiamo cominciare a fare i conti, per la prima volta dal dopoguerra, con una consistente riduzione delle entrate che durerà per un periodo non breve”, è scritto. Tre i motivi che preoccupano la Cgil. Innanzitutto “l’esplosione della cassa integrazione comporterà una riduzione delle risorse per gli effetti che essa produce sulle deleghe sindacali”, e quindi sulle trattenute a favore del sindacato. Il secondo timore è che i “nuovi iscritti sono, quando va bene, all’inizio della carriera o che hanno rapporti di lavoro discontinui”, mentre “stanno andando in pensione generazioni con rapporti di lavoro a tempo indeterminato”. Infine “nel passaggio attivi/pensionati perdiamo ogni anno migliaia di deleghe che non passano allo Spi”, il sindacato dei pensionati della Cgil.
Oltre a intervenire sulle entrate, il segretario confederale Panini ha un “imperativo urgente”. Quello di realizzare “consistenti economie di scala”, ha detto nel direttivo nazionale. “In alcuni casi – ha denunciato come si evince dal resoconto della riunione – viviamo decisamente sopra le nostre disponibilità, o assumiamo impegni di spesa non coperti adeguatamente, e tutto ciò è inaccettabile”. In un altro passaggio che ha destato da un lato stupore e dall’altro elogio per il coraggio, Panini ha denunciato “sprechi molto consistenti”. Non ha elencato sprechi precisi, ma nei passaggi successivi ha indicato casi significativi. Come quello delle circa 90 “società fiscali”, ossia società di servizi legate indirettamente agli oltre quindici Caaf (centri di assistenza fiscale) regionali. “La sola decisione di ridurre in modo significativo le società fiscali – è scritto nella bozza non corretta della relazione tenuta dal segretario confederale – comporterebbe un risparmio stimato tra i dieci e i quindici milioni di euro all’anno”. “Considerate – ha aggiunto parlando ai membri del direttivo nazionale – che il numero delle società fiscali che chiudono in rosso i loro bilanci sta aumentando e che il governo sta scaricando costi consistenti sui servizi fiscali. A fronte di questa situazione che si fa più difficile noi continuiamo a buttare risorse dalla finestra quando si potrebbe evitare”.
Ma non c’è soltanto la crisi economica a preoccupare la Cgil per le minori entrate. In uno degli ultimi direttivi si è anche parlato di “crisi morale”. Uno dei temi discussi da Panini era stato così intitolato: “La crisi economica e la questione morale”. Ecco una delle frasi clou: “Nella nostra organizzazione non ci possono essere, a nessun livello, rapporti di lavoro non conformi alle leggi; rapporti part time con un orario non conseguente; collaborazioni volontarie di incerta natura. Sono solo alcuni esempi che non so se corrispondono a situazioni reali”.