Il tandem Confindustria-Cisl corre sulle riforme, ma si ferma sulla porta dei cda

Il destino, a volte, è anche nelle coincidenze. E dunque non è senza significato l’intreccio temporale tra il congresso della Cisl e l’assemblea di Confindustria, entrambi in corso a Roma ieri e oggi. La sovrapposizione dei due eventi è infatti l’occasione per sancire la nascita di un nuovo asse.
21 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 14:28 | 13 AGO 20
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In questa direzione si muove anche la proposta più forte della Cisl, quella della democrazia economica, rilanciata ieri da Bonanni nella sua relazione al congresso. Ma su questo terreno potrebbero registrarsi divergenze con la Confindustria. Esattamente un anno fa, alla proposta di aprire le porte dei consigli di amministrazione ai rappresentanti dei lavoratori, la presidente aveva risposto seccamente: “Sindacati nei consigli? Magari tra quarant’anni’’, spiegando poi che in Italia, al momento, non sembrano esserci le condizioni per una simile rivoluzione. Ma quello della democrazia sindacale non è il solo tema in campo. Sia il capo della Cisl sia la presidente di Confindustria chiedono al governo di avviare una nuova stagione di grandi riforme, che consentano al paese di uscire dalla crisi con dignità e vigore. In questo senso, c’è sintonia totale nella richiesta di nuovi ammortizzatori sociali, indispensabili per evitare che tra qualche mese le imprese siano costrette a licenziare, creando così i presupposti per tensioni sociali. Un pericolo che sia la Confindustria che i sindacati intendono scongiurare. Inoltre Bonanni ha fatto un’importante apertura sulle pensioni, sostenendo che l’età non è più un tabù e che si può quindi ritoccare al rialzo.
Musica per le orecchie di Confindustria, che tuttavia potrebbe divergere sulla destinazione dei risparmi così effettuati: secondo Bonanni, infatti, dovrebbero andare a incrementare le pensioni in atto e quelle future. Mentre gli imprenditori spingono per un risparmio secco che vada a beneficio del deficit pubblico. Infine, le tasse. Bonanni ha esplicitamente chiesto che su questo terreno si realizzi un’alleanza trasversale tra lavoratori e imprese, in nome della lotta all’evasione e della legalità: “La riforma del fisco – ha detto – deve diventare il terreno di patti tra sindacato e associazioni imprenditoriali, che hanno interesse all’affermazione della legalità contro l’evasione, se non altro contro la concorrenza sleale, e a una politica per cui, pagando tutti, tutti possono pagare meno”. L’obiettivo è ottenere una forte riduzione del prelievo sui redditi da lavoro e da pensione, compensandola “con un nuovo mix tributario’’ tra imposte dirette e indirette e, al suo interno, “tra imposte sui redditi personali, imposte sui consumi, imposte sui redditi da capitale e imposte sul patrimonio e sulla proprietà”. Ma alla parola “patrimoniale’’ è probabile che Marcegaglia sia saltata sulla poltrona.
Se il rapporto con i sindacati resta dialettico, ieri il presidente della Confindustria ha riscosso consensi nell’assemblea privata degli industriali in cui Marcegaglia ha indicato i punti fondamentali del discorso che terrà oggi. “Riforme, riforme, riforme, anche e soprattutto in tempi di crisi”, ha detto Marcegaglia secondo la ricostruzione del Foglio. “Alla fine c’è stata una standing ovation che l’ha commossa”, dice al Foglio un imprenditore del nord. “Relazione convincente, sia nei contenuti che nei toni – commenta Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme – Ha sollevato temi e richieste al governo, dal credito ai pagamenti della pubblica amministrazione, cari al mondo delle piccole e medie imprese”.