Tutti nel Pd
Tutti nel Partito democratico, non c’è altra soluzione. Mi spiego. Il Pd oggi è una coalizione di correnti dell’ex Pci-Pds-Ds e dell’ex Dc. Questa coalizione fusa in un solo partito si è voluta presentare, a partire dal nome di battesimo, come una soluzione nuova e aperta al futuro, che archivia il passato delle ideologie del Novecento con una forma-partito e un progetto diversi da quelli del socialismo europeo o del popolarismo europeo.

Il Pd pullula già oggi di fondazioni, giornali, lobby, centri di interesse e di organizzazione territoriale, nazionale, sociale, sindacale, insomma è già un comitatone elettorale di liberi e diversi, anche nei gruppi parlamentari, nella funzione che hanno assunto sindaci e amministratori locali. D’accordo? Questo dovrebbe essere il Pd, e un poco è il Pd. Invece ciò che emerge all’esterno e viene messo ai voti, dopo la crisi della gestione Veltroni, insufficientemente coraggiosa nell’innovazione, è appunto la coalizione delle vecchie correnti, appesa a risultati elettorali mediocri, destinata a vivacchiare o a logorarsi e dissolversi, dividendosi tra soluzioni socialdemocratiche, soluzioni centriste, vecchie dispute inutili sulla politica delle alleanze. E ad arrivare magari, dopo un lungo minuzioso e noiosissimo giro, a riproporre il centro sinistra con o senza trattino, una specie di ulivismo senza ulivo. Due palle.
A sinistra o comunque a lato del Pd ci sono i due partiti di sinistra radicale con e senza falce e martello, i Verdi, Pannella con la sua malinconica stella gialla e lo sceriffo Di Pietro con il suo castigamatti De Magistris. Secondo me, nessuno di questi soggetti ha una prospettiva in proprio. Di Pietro si è gonfiato di voti, come una rana, ma è già successo ad altri, alle Europee, non deve montarsi la testa. Se tutti entrano senza condizioni nel Pd, con il Pd che li accetta e li invita felice di ritrovare la strada di un’identità competitiva, si combina qualcosa e si dà vita a un soggetto che può gareggiare con il rassemblement di centro destra, guidato da Berlusconi (e Fini e Bossi). Si perfeziona il sistema.
Altrimenti la strada sarà lunga, come auspicano Kavafis e Bertinotti in viaggio per Itaca, ma penosamente lunga.
Vent’anni fa, a partire dal crollo del muro di Berlino e dallo scioglimento del Pci, la sinistra radicale ha fatto una scommessa: farcela da soli, farcela a tenere aperta una prospettiva organizzata, seria e dotata di un forte diritto di tribuna parlamentare, nel segno dell’antagonismo anticapitalistico, e poi via via di successive modificazioni dell’asse ideologico (movimentismo, noglobalismo, nonviolenza) compatibili in linea di massima, ma non di fatto, perfino con esperienze di partecipazione al governo. Quella prospettiva identitaria è ora fallita, rifluita in pura testimonianza, non ha una tribuna seria, generale, in cui esprimersi ed esercitare la sua influenza. Quelle idee e quegli interessi conterebbero di più in un contenitore “democratico” e progressista.
Vent’anni fa, a partire dal crollo del muro di Berlino e dallo scioglimento del Pci, la sinistra radicale ha fatto una scommessa: farcela da soli, farcela a tenere aperta una prospettiva organizzata, seria e dotata di un forte diritto di tribuna parlamentare, nel segno dell’antagonismo anticapitalistico, e poi via via di successive modificazioni dell’asse ideologico (movimentismo, noglobalismo, nonviolenza) compatibili in linea di massima, ma non di fatto, perfino con esperienze di partecipazione al governo. Quella prospettiva identitaria è ora fallita, rifluita in pura testimonianza, non ha una tribuna seria, generale, in cui esprimersi ed esercitare la sua influenza. Quelle idee e quegli interessi conterebbero di più in un contenitore “democratico” e progressista.
Leggi Il congresso delle ombre di Francesco Cundari
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
