Pensare l’impensabile, l’accordo

L’“editore svizzero” e l’imprenditore di Arcore hanno una cosa in comune, non vanno mai dati per finiti. Prima dell’estate l’Ingegner Carlo De Benedetti, già finanziere di successo, già tessera n. 1 del Pd e già condottiero del Gruppo Espresso, veniva descritto come un bel signore, ricco, ma un po’ sfiduciato dal mondo bancario che aveva espresso dubbi sul suo sogno di divisione tra editoria e altre aziende, edipicamente soppiantato alla guida del gruppo dal figlio Rodolfo che invece gode di ottimi rapporti con le nuove leve del mondo finanziario.
7 OTT 09
Ultimo aggiornamento: 21:30 | 8 AGO 20
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E’ passata l’estate e l’Ing. ha almeno in parte ribaltato la situazione, non solo e non tanto nei confronti del suo eterno nemico-interlocutore, Silvio Berlusconi, ma soprattutto nei confronti dei poteri più o meno forti. Prima era imballato, fuori dai giochi, e il mondo economico-finanziario era più o meno suddiviso in gruppi di alleanze, trasversali e incrociate, che avanzavano in ordine sparso, sotto l’egida dei due banchieri registi, Cesare Geronzi e Giovanni Bazoli, forti di un’intesa cordiale tra loro, e in dialogo diretto più o meno agrodolce con il governo.
E’ passata l’estate. Ezio Mauro dirige ancora Repubblica e un po’ di republicones sono sparsi tra stampa e tv, da Concita De Gregorio (Unità) a Mario Calabresi (Stampa) passando per Paolo Garimberti (Rai), Giulio Anselmi (Ansa). Della conferenza di (semi)addio dell’Ing. si sono perse le tracce. Nessuna opa ha mangiato M&C. Repubblica ha portato in piazza quasi tutta la stampa e l’opposizione a seguito delle querele ricevute da Berlusconi e il numero 1 per nulla dimissionario dell’Espresso, CDB, con una dichiarazione di sostegno accorta ma ferma ha messo il suo prestigioso cappello sulla mobilitazione, mentre a pochi giorni dall’arrivo della sentenza della Consulta sul lodo Alfano, un tribunale civile sentenzia che Fininvest deve un bel po’ di soldi alla Cir di CDB. E’ innegabile che all’Ing. gli è tornata ad andare un po’ d’acqua per l’orto sulle colline in provincia di Cuneo. Ma ecco che cosa gli consiglia il professore Francesco Forte, erede di Einaudi alla cattedra torinese, ex ministro, pubblicista di combattimento: “E’ un boomerang, quel verdetto. Se riceverà l’indennizzo, tutto molto teorico, dovrebbe tenerlo liquido, dato il rischio di doverlo rendere. L’intreccio politica-affari alla lunga danneggia l’imprenditore. Dal Manzoni s’impara che chi inizia una rivolta ne perde il controllo. E con l’accentuarsi degli estremismi si rafforza l’opposta tendenza. Così prevale la conservazione illuminata, cui s’acconciano anche degli ex barricadieri. E’ difficile ‘far fuori’ un brianzolo. Non lo si legge nel Manzoni, che però era di quelle parti”.
Perché il problema per CDB è che, lodo o non lodo, risarcimento o non risarcimento, Berlusconi è forte di un consenso elettorale tosto ed è il mero proprietario di un gruppo che, per ammissione di Massimo D’Alema (se ne ricorderà?), è “una risorsa per il paese”. Sapendo entrambi che l’altro non può mai essere dato per finito e consapevoli entrambi che due grandi gruppi non possono vivere bene, in Borsa e non solo, nell’incertezza dei tempi e dei modi della giustizia italiana, ed essendo entrambi uomini di mondo, alla testa dei rispettivi schieramenti nel bipolarismo bislacco all’italiana, dove la leadership dello schieramento d’opposizione è appannaggio di un gruppo editoriale, tutto induce a pensare che sia necessario un accordo. Palese o no, poco conta. All’Ing., che qualche ammaccatura l’ha rimediata in questi anni, una volta ristabilito il suo ruolo di pivot nel frastagliato scenario dei poteri italiani, conviene un accordo da posizione (giudiziaria) di forza. Al Cav., che naviga nei sondaggi a Palazzo Chigi ma qualche guaio nel governo della situazione giudiziaria ce l’ha, conviene un accordo da posizione (politico-economica) di forza.
Giancarlo Galli, storico della finanza, recente autore di “Nella giungla degli gnomi” (Garzanti) la vede così. Accordo tra i due? “Potrebbe essere, potenzialmente. Ma al momento non ne vedo le basi. Certo, comunque, per alcuni versi sono fatti per intendersi, nonostante le diverse caratteristiche delle loro personalità. Il problema è rispondere a un’altra domanda? Chi dei due deve comandare? CDB non si lascia comandare facilmente, come ben sanno gli Agnelli. Sta di fatto che, al di là delle vicende giudiziarie contingenti e delle strumentalizzazioni politiche, sono due cavalli di razza. Berlusconi più cavallo di razza dell’altro. CDB ha enormi ambizioni ma ha il complesso del n. 2, nonostante la tessera n. 1 del Pd, che ha in parte disconosciuto. Tra i due escludo che ci sia odio, sentimento sconosciuto a Berlusconi”. L’incertezza nuoce alle aziende e la guerra al paese. Tra loro due non è mai finita finché non è finita, dopo magari si ricomincia.