I talebani assediano Kabul per far fallire il summit di Londra

Ieri i talebani hanno attaccato il centro di Kabul con un’azione spettacolare. Alle dieci del mattino un uomo con un corpetto esplosivo ha attraversato piazza Pashtunistan, una rotonda che unisce il palazzo del presidente, la sede della Banca centrale e il ministero della Giustizia, e ha provato a entrare nell’ingresso della banca. Le guardie sono riuscite a sparare, ma lui ha fatto in tempo a farsi esplodere.
18 GEN 10
Ultimo aggiornamento: 19:39 | 9 AGO 20
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Ieri i talebani hanno attaccato il centro di Kabul con un’azione spettacolare. Alle dieci del mattino un uomo con un corpetto esplosivo ha attraversato piazza Pashtunistan, una rotonda che unisce il palazzo del presidente, la sede della Banca centrale e il ministero della Giustizia, e ha provato a entrare nell’ingresso della banca. Le guardie sono riuscite a sparare, ma lui ha fatto in tempo a farsi esplodere. Nello stesso momento altri tre uomini dentro il centro commerciale Grand Afghan vicino alla rotonda hanno gettato i cappotti che nascondevano fucili Kalashnikov e lanciarazzi.
Ci hanno detto di uscire, sono saliti sul tetto e hanno cominciato a sparare”, dice uno dei testimoni scappati. Dal tetto piatto del centro commerciale godevano di un ampio campo di tiro su tutta la zona e hanno potuto sparare direttamente sulle guardie degli edifici governativi nella rotonda, giù in basso attorno al corpo del primo attentatore. A mezzo chilometro, un’ambulanza con i contrassegni autentici dell’ospedale Maiwand di Kabul e un guidatore al di sopra di ogni sospetto, “vestito all’occidentale, in abiti eleganti”, ha superato con facilità i posti di blocco e poi è saltata in aria con un’onda d’urto violentissima, che ha scosso la capitale per almeno un chilometro e ha scavato un cratere nel mezzo dell’incrocio tra due altri palazzi del governo, il ministero dell’Istruzione e quello degli Affari esteri. I resti dell’attentatore, ha detto poi la polizia, sembrano quelli di un arabo. Anche un veicolo blindato rubato il mese scorso da un dipartimento afghano assieme ad altri sei e trasformato dai guerriglieri in un’autobomba ha imboccato in fretta un senso vietato poco lontano dal primo scoppio ed è esploso. Almeno un altro attentatore a piedi si è fatto saltare.
La battaglia urbana e gli spari sono andati avanti almeno cinque ore. I passanti hanno lasciato le strade deserte, un bazaar vicino è bruciato lentamente, senza che nessuno potesse intervenire. Almeno trecento soldati afghani sono arrivati per provare a riprendere il controllo, inclusi i commando delle nuove forze speciali addestrate dagli americani, gettati in combattimento anche se non hanno ancora completato la preparazione. La reazione all’attacco, se si esclude la presenza casuale di due squadre delle forze speciali della Nuova Zelanda e degli Stati Uniti, è stata tutta afghana. Lo scontro è arrivato così vicino all’ingresso del palazzo del presidente Hamid Karzai che anche le sue guardie del corpo personali hanno cominciato a sparare. Nel pomeriggio il presidente ha detto che “Tutto è tornato sotto controllo”, ma è da due anni ormai che non attraversa più quella rotonda per andare come prima con il suo staff a bere il tè all’hotel Serena, da quando l’oasi di eleganza occidentale nella capitale fu attaccata da un’altra squadra suicida. Anche ieri l’hotel Serena è finito in mezzo al fuoco. Sono morti almeno sette talebani, un bambino e altri due civili.
Ieri due portavoce dei talebani hanno rivendicato la responsabilità dell’attacco, esagerando i numeri. Zabihullah Mujaid, il più conosciuto dei due, ha detto che gli attentatori erano venti, e che le guardie uccise sono il doppio. I talebani operano soprattutto nelle campagne del sud e dell’est, nelle zone verdi attorno ai fiumi Helmand e Arghandab. Ma la capitale, relativamente tranquilla, è entrata a far parte dei loro tre grandi obbiettivi urbani: Peshawar, in Pakistan, che è il cancello d’ingresso al confine tra i due paesi; Kandahar, la città sacra dei guerriglieri; e Kabul, assediata per motivi soprattutto di propaganda. I guerriglieri dimostrano di avere l’iniziativa e di riuscire a colpire nel centro ben sorvegliato dei palazzi del governo, sotto le finestre di Karzai, a dieci giorni dalla grande conferenza di pace di Londra. La conferenza internazionale ruoterà attorno alla proposta inglese di costituire un fondo fiduciario per pagare i talebani che deporranno le armi. Il piano si è attirato i sospetti degli americani e degli afghani, ma a Londra il sentimento prevalente è la rassegnazione a non poter vincere il conflitto con mezzi soltanto e puramente militari. Il ministro degli Esteri inglese, David Miliband, si dice sicuro che il programma di “reintegro” convincerebbe i guerriglieri che non combattono per ideologia ad abbandonare i talebani. (nell'immagine: lo stemma dei commando afghani)