Boom boom

Era il 1943 e i bombardieri bombardavano. Anche Tredozio, paese romagnolo dell’appennino forlivese dove viveva la bambina. Era troppo pericoloso abitarci così i genitori decisero di lasciare la dimora abbandonata per un certo periodo per andare ospiti presso uno zio in campagna. Finiti i bombardamenti tornarono nella casa e ci stettero per qualche tempo. Un bel giorno arrivarono i tedeschi che in quel periodo erano dediti alla distruzione dei ponti.
22 APR 10
Ultimo aggiornamento: 19:44 | 16 AGO 20
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Era il 1943 e i bombardieri bombardavano.
Anche Tredozio, paese romagnolo dell’appennino forlivese dove viveva la bambina.
Era troppo pericoloso abitarci così i genitori decisero di lasciare la dimora abbandonata per un certo periodo per andare ospiti presso uno zio in campagna.
Finiti i bombardamenti tornarono nella casa e ci stettero per qualche tempo.
Un bel giorno arrivarono i tedeschi che in quel periodo erano dediti alla distruzione dei ponti.
“No problema stiamo poco poi andiamo” questo l’ufficiale a capo del manipolo disse al drappello di tredoziesi che si presentarono al suo cospetto.
Il capofamiglia non ci credette, riprese su la moglie e le due figlie ed andarono negli scantinati sotterranei di uno stabile un po’ distante da casa, in buona compagnia, poveracci o gente che semplicemente aveva perso la casa. Era un’immensa cantina dritta con tanti letti, si dormiva e si viveva un po’ da sfollati. Ma si viveva. “No problema”, la frase del teutonico si raggirava nella testa dell’uomo. La casa lasciata disabitata temporaneamente dalla famiglia era adiacente al ponte e vennero giù insieme quando, i rifugiati nelle cantine sentirono il boato riecheggiare alle 2 di notte: boom boom.

L’uomo si dimostrò scaltro come una faina e capì che fidarsi è bene ma non fidarsi e meglio.
Soprattutto dei lupi falsi, soprattutto di un ufficiale tedesco dell’epoca.
Così andò e così me lo sono fatto raccontare l’altra sera da quella bambina che è cresciuta ed è divenuta mia madre e se sono qui a scrivere questa breve storia è perché la faina era mio nonno.
Siamo qui, viviamo, amiamo perché Dio ha dato l’opportunità a due persone di amarsi per creare un individuo e per una serie di circostanze che alcune volte per facilità denominiamo caso.
Tra queste circostanze alcune sono chiaramente decisive.
La scelta di mio nonno lo fu.