I social network
Più globale dell'aviaria, più contagiosa della suina, più sconcertante della mucca pazza, questa settimana una raccolta di considerazioni sulla vera pandemia del momento: i social network.

- Una volta per tessere delle relazioni sociali si andava a messa, oggi si va su Facebook. Sostenerlo provocatoriamente non appena si tocchino gli argomenti “una volta”, “conoscenze”, “religione”, “internet”
- Su Facebook continua a chiedermi l’amicizia gente che non so chi sia. Concionare contro l’incomunicabilità nell’epoca della comunicazione
- Rimuovere la propria iscrizione da Facebook è molto avanti. Un po’ come i veri ricchi che non vanno più alle Maldive da quando ci vanno tutti
- Osservare che prima si diventava “fan” ora si “like” e far partire una gran pippa sulle implicazioni sematiche connesse
- Deplorare il cerchiobottismo di quelli che si iscrivono ai social network ma non mettono la propria foto nel profilo
- Conoscere amministratori delegati che scrivono cento post al giorno. Domandarsi come trovino il tempo e stigmatizzare i danni causati dalla meccanizzazione della raccolta dei cereali che ha liberato ingenti masse umane dal lavoro nei campi
- Riconoscere che Twitter obbliga a un bell’esercizio di sintesi, ma trovare mortificanti le abbreviazioni come x, ke, anke, ecc. (Evitare anche ecc.)
- Aborrire gli emoticon e paventare un futuro apocalittico di conversazioni a base di smorfie. Contestualmente piangere la scomparsa della subordinata
- In alcuni paesi dove l’informazione è sotto controllo politico, i social network sono l’unico baluardo della libertà
- Ma su Second Life ci va ancora qualcuno o c’è rimasta solo l’Italia dei Valori?
- Trovare poco dignitoso chiedere a un amico di raccomandarvi su Linkedin, peraltro in un inglese avventuroso. Rivalutare le pratiche clientelari di una volta
- Ma tu conosci qualcuno che abbia mai trovato un lavoro attraverso Linkedin?
- Non capisco i tre quarti di quello che la gente scrive su Facebook. Se qualcuno dice questa frase, replicare che l’errore consiste nel cercare di capire
- L’altro giorno mi è arrivata una mail in cui dicevano di avermi taggato in una foto. Sono andato a vedere e c’era una famiglia di opossum
- Prima ignoravo quelli che non conoscevo e che mi chiedevano l’amicizia, poi hanno detto che me la tiravo, così ho cominciato ad accettare chiunque. Adesso sono amico di una novantina di sconosciuti. Ancora dieci e fondo Faceboh
- Se non si è sufficientemente ricchi da potersi permettere di non avere il cellulare, rivendicare con orgoglio di non essere iscritti a nessun social network
- Nell’esclusivissimo aSmallWorld.net si può entrare solo se invitati da alcuni dei superVIP che già ne fanno parte. Dibattere se sarebbe più cool ricevere l’invito da Naomi Campbell o ignorarlo
- Raccontare di essere stati contattati via Facebook da qualcuno che non si vedeva da trent’anni. In precedenza avere scommesso con un amico su chi sarà il primo a dire: “Se non ci si vedeva da tanto tempo c’era di sicuro una ragione”