“I cognati un problema, i suoceri una risorsa”
Mica solo Repubblica. Come ogni partito si fa fondazione, ogni giornale si fa partito. Se pure a Largo Fochetti i candidati sostenuti quasi sempre rimangono vittima del traffico a scorrimento veloce sulla vicina Cristoforo Colombo (al momento appare bloccato al centro di una rotatoria l’onorevole Fini), gli altri non desistono, anzi persistono. Con grande rapidità, ieri Il Fatto s’è avanzato.

Mica solo Repubblica. Come ogni partito si fa fondazione, ogni giornale si fa partito. Se pure a Largo Fochetti i candidati sostenuti quasi sempre rimangono vittima del traffico a scorrimento veloce sulla vicina Cristoforo Colombo (al momento appare bloccato al centro di una rotatoria l’onorevole Fini), gli altri non desistono, anzi persistono. Con grande rapidità, ieri Il Fatto s’è avanzato. Dopo aver esaminato i curricula provenienti da varie questure d’Italia, il giornale di Padellaro & Travaglio ha dato il via libera, con un’intera paginata d’intervista, a Luigi De Magistris: “Mi candido a premier. Se Tonino dice sì” (che messa così, onestamente, sembra più la candidatura a un matrimonio che a Palazzo Chigi).
Comunque, ora che De Magistris è in campo, e Fini al centro della rotatoria, tutti i giornali, tra la caduta delle stelle a San Lorenzo e l’arrivo del Ferragosto, dovranno forzatamente rappresentare ai lettori le loro scelte. Annotato il recente sorprendente apparire di foto del conte di Cavour su svariate gazzette, alla Stampa hanno deciso che era giunto il momento. Puntando ovviamente su Luca Cordero conte di Montezemolo (come primo atto ha vigorosamente attaccato i risultati governativi del Cav.): Luca Cordero non avrà le sfolgoranti basette di Camillo Benso, ma in quanto a chiome si è già assicurato un netto vantaggio tanto su Berlusconi quanto su Bersani: che oggettivamente, sul fronte tricologico, non sono in grado di fornire apprezzabili rassicurazioni.
Al Giornale, al momento impegnati nello scasamento di massa der Puzzone de Ansedonia, vanno sul sicuro: solo il Cav., sempre il Cav.! Ma uomo di cavalli, Feltri è pur anche uomo di dubbi: e dovesse mai, Silvio, cedere alla tentazione degli ozi di Antigua e darsi all’ippica? Così è già pronta una candidatura a sorpresa, in grado di spiazzare l’intero stato maggiore del centrodestra: quella di Giorgio Stracquadanio, antemarcia del predellino, che graziosamente, per il Traditore de Montecitorio, ha invocato il “trattamento Boffo”. Feltri ha doverosamente apprezzato, e ha già confezionato l’editoriale per l’eventuale incoronazione: “Un trattamento, un uomo, un leader”.
Al Sole 24 Ore, con una certa frenesia, Gianni Riotta sta cercando il suo “Obama italiano”. In questi giorni di mezza estate ha attentamente visionato le prime abbronzature di Rutelli e Casini, trovandole ancora inadeguate e rimandandoli in spiaggia: “E mi raccomando, non state sotto l’ombrellone!”. Per una scelta definitiva, il giornale della Confindustria resta in attesa degli effetti dell’abbronzante forte (con protezione, si capisce, solare). Al Messaggero dubbi non ve ne sono: è Casini il candidato premier ideale. Il direttore Roberto Napoletano ha già messo mano all’atteso editoriale, dove viene esaminata tanto la vicenda Fini, quanto la prospettiva Casini. Evocativo il titolo: “I cognati, un problema; i suoceri, una risorsa”.
L’Unità dovrebbe impegnarsi per Bersani, ma al momento preferisce far votare ai lettori altri possibili candidati. La direttrice, Concita De Gregorio, ha già nel cassetto due editoriali: il primo, di sostegno al leader del Pd (“Un calvo per non far pelare l’Italia intera”); il secondo, di appoggio al fiorire di candidature sulle pagine del giornale (“Mille pesci son nel mare”). Il manifesto è pronto a prendere collettivamente posizione a sostegno di Nichi Vendola (“La democrazia appesa a un orecchino”), ma per non essere da meno dell’Unità di Concita, il quotidiano comunista di Norma ha lanciato anch’esso una consultazione tra i lettori: “Quale candidato per la sinistra italiana?”. Questi, per ora, i risultati: al primo posto si è piazzata la Rossanda, al secondo Asor Rosa, al terzo Bertinotti. A scrutinio avanzato, raccontano, Valentino Parlato ha preferito scendere al bar sotto la redazione per un whisky d’incoraggiamento.
Al Corriere nulla ancora è stato deciso. Ferruccio de Bortoli trova del buono nella chioma di Montezemolo, ammira l’antifascismo di Fini, loda l’abbronzatura di Casini, sottolinea la saggezza di Bersani, apprezza la freschezza di Vendola, esalta la grinta di Berlusconi, rievoca la pacatezza di Prodi. Per il momento, ha commissionato un editoriale a Ernesto Galli della Loggia: “Il dubbio liberale”.
Comunque, ora che De Magistris è in campo, e Fini al centro della rotatoria, tutti i giornali, tra la caduta delle stelle a San Lorenzo e l’arrivo del Ferragosto, dovranno forzatamente rappresentare ai lettori le loro scelte. Annotato il recente sorprendente apparire di foto del conte di Cavour su svariate gazzette, alla Stampa hanno deciso che era giunto il momento. Puntando ovviamente su Luca Cordero conte di Montezemolo (come primo atto ha vigorosamente attaccato i risultati governativi del Cav.): Luca Cordero non avrà le sfolgoranti basette di Camillo Benso, ma in quanto a chiome si è già assicurato un netto vantaggio tanto su Berlusconi quanto su Bersani: che oggettivamente, sul fronte tricologico, non sono in grado di fornire apprezzabili rassicurazioni.
Al Giornale, al momento impegnati nello scasamento di massa der Puzzone de Ansedonia, vanno sul sicuro: solo il Cav., sempre il Cav.! Ma uomo di cavalli, Feltri è pur anche uomo di dubbi: e dovesse mai, Silvio, cedere alla tentazione degli ozi di Antigua e darsi all’ippica? Così è già pronta una candidatura a sorpresa, in grado di spiazzare l’intero stato maggiore del centrodestra: quella di Giorgio Stracquadanio, antemarcia del predellino, che graziosamente, per il Traditore de Montecitorio, ha invocato il “trattamento Boffo”. Feltri ha doverosamente apprezzato, e ha già confezionato l’editoriale per l’eventuale incoronazione: “Un trattamento, un uomo, un leader”.
Al Sole 24 Ore, con una certa frenesia, Gianni Riotta sta cercando il suo “Obama italiano”. In questi giorni di mezza estate ha attentamente visionato le prime abbronzature di Rutelli e Casini, trovandole ancora inadeguate e rimandandoli in spiaggia: “E mi raccomando, non state sotto l’ombrellone!”. Per una scelta definitiva, il giornale della Confindustria resta in attesa degli effetti dell’abbronzante forte (con protezione, si capisce, solare). Al Messaggero dubbi non ve ne sono: è Casini il candidato premier ideale. Il direttore Roberto Napoletano ha già messo mano all’atteso editoriale, dove viene esaminata tanto la vicenda Fini, quanto la prospettiva Casini. Evocativo il titolo: “I cognati, un problema; i suoceri, una risorsa”.
L’Unità dovrebbe impegnarsi per Bersani, ma al momento preferisce far votare ai lettori altri possibili candidati. La direttrice, Concita De Gregorio, ha già nel cassetto due editoriali: il primo, di sostegno al leader del Pd (“Un calvo per non far pelare l’Italia intera”); il secondo, di appoggio al fiorire di candidature sulle pagine del giornale (“Mille pesci son nel mare”). Il manifesto è pronto a prendere collettivamente posizione a sostegno di Nichi Vendola (“La democrazia appesa a un orecchino”), ma per non essere da meno dell’Unità di Concita, il quotidiano comunista di Norma ha lanciato anch’esso una consultazione tra i lettori: “Quale candidato per la sinistra italiana?”. Questi, per ora, i risultati: al primo posto si è piazzata la Rossanda, al secondo Asor Rosa, al terzo Bertinotti. A scrutinio avanzato, raccontano, Valentino Parlato ha preferito scendere al bar sotto la redazione per un whisky d’incoraggiamento.
Al Corriere nulla ancora è stato deciso. Ferruccio de Bortoli trova del buono nella chioma di Montezemolo, ammira l’antifascismo di Fini, loda l’abbronzatura di Casini, sottolinea la saggezza di Bersani, apprezza la freschezza di Vendola, esalta la grinta di Berlusconi, rievoca la pacatezza di Prodi. Per il momento, ha commissionato un editoriale a Ernesto Galli della Loggia: “Il dubbio liberale”.