Un’occasione persa, finora
L’effetto immediato del congresso di fondazione di Futuro e libertà è l’esatto contrario dell’obiettivo di consolidamento che era stato dato all’iniziativa. Al di là delle tensioni che si sono create nella scelta dei ruoli di direzione, il punto critico fondamentale è rappresentato dalla difficoltà a definire una collocazione politica del partito. Leggi Che cosa succede a Futuro e Libertà - Leggi Fini detesta il lavoro, le masse e il partito di Alessandro Giuli - Leggi Il clamorso pasticcio di Fini (avanti il prossimo) da Cerazade

L’effetto immediato del congresso di fondazione di Futuro e libertà è l’esatto contrario dell’obiettivo di consolidamento che era stato dato all’iniziativa. Al di là delle tensioni che si sono create nella scelta dei ruoli di direzione, il punto critico fondamentale è rappresentato dalla difficoltà a definire una collocazione politica del partito. Futuro e libertà – come in parte dimostrano anche le recenti minacce di fuoriuscite dei finiani dal gruppo di Fli a Palazzo Madama, l’ultima delle quali ieri è stata quella di Mario Baldassari – non è in grado di delineare un’alternativa credibile di centrodestra, il che porta a una prevalenza inevitabile della deriva terzopolista che non convince una parte consistente sia dei dirigenti che dell’elettorato potenziale. Gianfranco Fini, convinto che il suo apporto fosse indispensabile alla prosecuzione dell’attività del governo, ha continuato a puntare sulla crisi, che però, almeno finora, non è riuscito a ottenere neppure intruppandosi sempre più nell’azione delle opposizioni. L’obiettivo ossessionante delle dimissioni di Silvio Berlusconi ha oscurato tutti gli altri, persino la denuncia della subalternità del Pdl all’alleato leghista, al quale invece oggi Fini propone allettamenti federalisti in cambio dell’abbandono del premier, esattamente come fa Pier Luigi Bersani. Anche questi contorcimenti tattici, peraltro, sarebbero comprensibili, se fossero ancorati a una prospettiva coerente con l’ambizione proclamata di voler dar vita a una aggregazione di centrodestra, in alternativa a quella oggi maggioritaria in Parlamento. Invece si è innestata una spirale di atteggiamenti e comportamenti esclusivamente ritorsivi, il che restringe la funzione politica del nuovo partito alla distruzione del quadro politico determinato dall’esito elettorale, il che non ne garantisce né la durata né l’autonomia.
In queste condizioni è logico che alla povertà della proposta politica si cerchi di sopperire con una specie di militarizzazione del gruppo dirigente, che però ovviamente deprime il carattere inclusivo, che è essenziale per una formazione che ancora non ha affrontato alcuna verifica elettorale. D’altra parte se la battaglia per un diverso orientamento del centrodestra aveva uno spazio potenziale all’interno del Popolo della libertà, è difficile pensare che possa essere condotta dall’esterno e contro, senza che questo conduca a una subalternità almeno oggettiva a una generica posizione attendista e un po’ residuale da terza forza. Molti imputano a Fini un eccesso di ambizione, ma forse il suo errore è, al contrario, quello di averle progressivamente impoverite fino a farle diventare solo una questione personale.
In queste condizioni è logico che alla povertà della proposta politica si cerchi di sopperire con una specie di militarizzazione del gruppo dirigente, che però ovviamente deprime il carattere inclusivo, che è essenziale per una formazione che ancora non ha affrontato alcuna verifica elettorale. D’altra parte se la battaglia per un diverso orientamento del centrodestra aveva uno spazio potenziale all’interno del Popolo della libertà, è difficile pensare che possa essere condotta dall’esterno e contro, senza che questo conduca a una subalternità almeno oggettiva a una generica posizione attendista e un po’ residuale da terza forza. Molti imputano a Fini un eccesso di ambizione, ma forse il suo errore è, al contrario, quello di averle progressivamente impoverite fino a farle diventare solo una questione personale.
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