Il Cav. tratta con Tunisi sui rimpatri, ma teme il fuoco amico di Bossi

La tensione tra i settori sudisti del Pdl e la Lega, con la minaccia italiana di offrire il permesso di soggiorno agli immigrati, ha provocato la reazione (positiva per l’Italia) di Nicolas Sarkozy. Il presidente francese, preoccupato dalle ipotesi che circolano nel governo di Roma, ha invitato domenica scorsa Silvio Berlusconi a un vertice italo-francese.
5 APR 11
Ultimo aggiornamento: 11:41 | 5 AGO 20
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La tensione tra i settori sudisti del Pdl e la Lega, con la minaccia italiana di offrire il permesso di soggiorno agli immigrati, ha provocato la reazione (positiva per l’Italia) di Nicolas Sarkozy. Il presidente francese, preoccupato dalle ipotesi che circolano nel governo di Roma, ha invitato domenica scorsa Silvio Berlusconi a un vertice italo-francese. Se le linee di frattura nella maggioranza un po’ preoccupano, tuttavia in ambienti vicini al premier si fa anche notare come la querelle interna al centrodestra abbia aperto a uno scenario interessante. Come ha chiarito il ministro degli Esteri, Franco Frattini, “se non dovesse esserci solidarietà europea, il permesso temporaneo di protezione potrebbe avere un senso”. Il sottinteso è: permetteremo a tutti i tunisini di varcare i confini verso la Francia. Ma il viaggio ieri in Tunisia del premier e del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, non ha ancora sortito fino in fondo gli effetti sperati: un accordo per regolare i flussi, nonostante gli sforzi del governo, appare complicato.

“C’è la volontà di trovare delle soluzioni”,
ha detto il premier. Maroni ha lasciato ieri a Tunisi una commissione tecnica del ministero e tornerà probabilmente oggi nel paese nordafricano per verificare i risultati del negoziato. Non sono esclusi colpi di scena, e chissà che oggi non venga effettivamente siglato un accordo. A microfoni spenti prevalgono tuttavia accenti di scetticismo. Secondo fonti del Pdl, un patto con la Tunisia è “quasi impossibile. Il vero problema è che a Tunisi non c’è ancora un governo affidabile”. Ma chissà. L’intenzione è quella di stanziare aiuti, tecnologia, mezzi e denaro. “Dobbiamo aiutare un giovane governo a rafforzarsi”, ha detto Frattini.

Salvo novità dell’ultim’ora,
le diversità di veduta emerse negli ultimi giorni tra Pdl e Lega intorno al dossier immigrazione sono probabilmente destinate a rimanere tali, nonostante ieri sera il Cavaliere abbia invitato a Palazzo Grazioli Umberto Bossi e tutto il suo stato maggiore. Berlusconi vuole offrire, e ricevere, garanzie di lealtà anche in previsione dei due voti decisivi alla Camera questa settimana: il processo breve e il conflitto di attribuzione. I malumori padani, fatti oggetto di critica da parte dei settori sudisti del centrodestra, assieme all’agitazione di sessantadue parlamentari del Pdl (che ieri hanno firmato un documento critico con Maroni), preoccupano un po’ Berlusconi. Il presidente del Consiglio non teme soltanto un effetto “sbandamento” sulla politica anti immigrazione, ma teme anche che gli umori neri possano precipitare in qualche distinguo in Aula su provvedimenti che tuttavia nulla hanno a che vedere con l’emergenza in corso.
Gli sforzi sono indirizzati ai rapporti con la Tunisia, ma anche nella mediazione con le regioni che dovrebbero farsi carico “orizzontalmente” di accogliere i migranti (domani sarà inaugurata una cabina di regia). Un primo risultato tangibile è stato raggiunto: a Lampedusa sono ripresi i trasferimenti, nonostante continuino gli sbarchi (ieri anche in Sardegna). In oltre tremila hanno già lasciato l’isola e ieri altre centinaia di migranti hanno trovato posto sui traghetti e sulle navi messe a disposizione dal ministero dell’Interno.