Teppisti intellettuali contro Israele

Il vandalismo antisraeliano ha un volto comune di protesta. E’ quello mostrato da una trentina di attivisti che hanno interrotto per due volte un concerto della Filarmonica di Israele, sotto la direzione di Zubin Mehta, tenuto giovedì alla Royal Albert Hall di Londra. L’emittente Bbc, che trasmetteva la serata sul terzo canale radiofonico, durante le proteste ha sospeso la diretta scusandosi con gli ascoltatori. Poi c’è un altro teppismo, più grave, sottile, perfido.
3 SET 11
Ultimo aggiornamento: 02:12 | 4 AGO 20
Immagine di Teppisti intellettuali contro Israele
In un’intervista a un settimanale polacco, Politika, Bauman ha detto che “Israele sta traendo vantaggio dall’Olocausto per legittimare azioni inconcepibili” e che il fence anti terrorismo eretto da Gerusalemme per difendere i propri cittadini è come il Ghetto di Varsavia. Non si tratta di una boutade, ma di una idea che da anni circola nei quadri dell’intellighenzia europea. Nel 1982 fu il premier socialista della Grecia, Andreas Papandreou, a paragonare Israele ai nazisti. Poi venne Norbert Blum, ministro tedesco del Lavoro, un cristiano-democratico, che accusò Israele di operare sui palestinesi una “Vernichtungskrieg”, l’espressione nazista per la guerra di sterminio. La disse il Nobel José Saramago, quando paragonò Ramallah ad Auschwitz. Fino al giornale norvegese Dagbladet, che durante la guerra del Libano nel 2006 fece la caricatura del premier israeliano Ehud Olmert come il maggiore delle SS Amon Goeth, quello di “Schindler’s List” di Spielberg.
Ora il famoso sociologo Zygmunt Bauman paragona una barriera provvisoria che ha fermato i kamikaze e che ha consentito di riavviare i colloqui negoziali al ghetto in cui 400mila ebrei polacchi furono rinchiusi prima di essere sterminati nelle camere a gas di Treblinka. Bauman non fa dell’umanitarismo, sta dicendo: Israele merita di fare la fine dei nazisti. La questione dell’assedio esistenziale allo stato ebraico sta diventando davvero il discrimine morale attraverso cui giudicare la salute o la perversione intellettuale dei nostri maître à penser e delle classi dirigenti occidentali.