Autorevoli tedeschi fanno la lezione a potenti e miopi tedeschi

Jean-Claude Juncker ha messo il dito nella piaga berlinese. Il premier lussemburghese ha osato osservare che il debito pubblico tedesco in rapporto alla crescita economica annuale è superiore a quello spagnolo. E non è tutto. Anche l’Olanda, la Finlandia, la Slovacchia, la Slovenia, l’Estonia, il Lussemburgo, l’Austria, Malta e Cipro possono vantare una situazione migliore di quella tedesca. Chi siede su una montagna di debiti così elevata e impartisce comunque lezioni dall’alto in basso sulla disciplina di bilancio non può che provocare insofferenza in Europa. di Ruth Berschens
27 NOV 11
Ultimo aggiornamento: 12:29 | 8 AGO 20
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Pubblichiamo ampi stralci di un editoriale apparso lo scorso 19 novembre su Handelsblatt, il principale quotidiano economico finanziario della Germania.

Jean-Claude Juncker ha messo il dito nella piaga berlinese. Il premier lussemburghese ha osato osservare che il debito pubblico tedesco in rapporto alla crescita economica annuale è superiore a quello spagnolo. E non è tutto. Anche l’Olanda, la Finlandia, la Slovacchia, la Slovenia, l’Estonia, il Lussemburgo, l’Austria, Malta e Cipro possono vantare una situazione migliore di quella tedesca. Chi siede su una montagna di debiti così elevata e impartisce comunque lezioni dall’alto in basso sulla disciplina di bilancio non può che provocare insofferenza in Europa.
Eppure anche in questi tempi di crisi i tedeschi si atteggiano volentieri ad “apostoli della stabilità” e predicano bene a casa d’altri. A casa propria nel frattempo la sporcizia si accumula. La coalizione di governo considera ad esempio opportuno tenere lontane dal lavoro le madri con un sussidio statale. Il Betreuungsgeld (l’indennità assistenziale che il governo giallo-nero pensa di introdurre a partire dal prossimo anno, ndt) danneggia l’economia, che al momento è alla disperata ricerca di forza lavoro qualificata e soffre di un basso tasso di occupazione femminile. E male farebbe anche ai greci, ai portoghesi e agli irlandesi se essi potessero permettersi un simile spreco di denaro pubblico. Molti tedeschi non riescono evidentemente a immaginarsi che la loro politica economica in Europa possa essere sotto osservazione.

Il resto dell’Eurozona percepisce intanto con molta chiarezza come la Germania stia approfittando dell’attuale crisi debitoria. Dato che sempre più investitori trovano rifugio nei titoli tedeschi, il loro tasso di interesse continua a calare. Il ministro delle Finanze può risparmiare in maniera impressionante nel servizio del debito e allo stesso tempo incassa anche gli interessi per i crediti erogati alla Grecia. Anche questo fa parte della Stabilitätskultur tedesca. Agli altri europei non rimane che indignarsi in silenzio. Berlino incassa tacitamente gli utili della crisi e ne lamenta rumorosamente i rischi – in particolare con riguardo al paracadute di salvataggio. A tal proposito l’ipocrisia raggiunge l’apice. Quale istituzione dell’Eurozona potrà mai intervenire, se un paese assolutamente solvibile nel medio periodo come l’Italia dovesse avere forti difficoltà a rifinanziarsi nel breve periodo? Il Fondo salva stati (Efsf) non può farlo, perché il Governo federale lo tiene a corto di risorse. (…) Neanche la Banca centrale europea (Bce) può, dicono i tedeschi.

L’acquisto di titoli pubblici non sarebbe compatibile con il compito di politica monetaria affidatole. La cancelliera Merkel potrebbe certamente liberare la Bce dall’impiccio. (…) Per far ciò, la cancelliera dovrebbe però addossare ai contribuenti tedeschi un rischio molto più elevato e allo stesso tempo combattere contro l’Fdp, il partner di coalizione, e infine rimanere politicamente in piedi alle prossime elezioni politiche per il rinnovo del Bundestag. Al confronto è di certo molto più comodo lasciare che sia la Banca entrale a togliere le castagne dal fuoco – anche se così si dovesse rischiare un po’ di inflazione. Honni soit qui mal y pense.

di Ruth Berschens

(Traduzione di Giovanni Boggero)