La politica del tecno-governo
Piazza Monte Grappa non si è trasformata in piazzale Loreto: il tecno-governo ha indotto Pier Francesco Guarguaglini a lasciare la presidenza ma ne ha trasferito le deleghe all’amministratore delegato Giuseppe Orsi, nominato dall’esecutivo politico di Silvio Berlusconi. Mario Monti e Corrado Passera, i due ministri che hanno seguito le vicende della holding statale dell’aerospazio e della difesa, non hanno ascoltato le pressioni provenienti dal Pd, che fino all’ultimo avevano puntato su un avvicendamento totale, visto come discontinuità non solo aziendale ma anche politica

Piazza Monte Grappa non si è trasformata in piazzale Loreto: il tecno-governo ha indotto Pier Francesco Guarguaglini a lasciare la presidenza ma ne ha trasferito le deleghe all’amministratore delegato Giuseppe Orsi, nominato dall’esecutivo politico di Silvio Berlusconi. Mario Monti e Corrado Passera, i due ministri che hanno seguito le vicende della holding statale dell’aerospazio e della difesa, non hanno ascoltato le pressioni provenienti dal Pd, che fino all’ultimo avevano puntato su un avvicendamento totale, visto come discontinuità non solo aziendale ma anche politica: “La situazione è insostenibile”, insisteva fino a ieri pomeriggio Andrea Lulli, capogruppo pd nella commissione Attività produttive della Camera. “Per questo riteniamo che, in occasione del consiglio di amministrazione – insisteva l’esponente del partito di Bersani – sarebbe opportuno un cambio della dirigenza a partire dal presidente Guarguaglini”.
Visti da sinistra, dunque, i problemi non si limitavano a Guarguaglini e alle inchieste che lo hanno coinvolto, ma alla necessità di un totale cambio di rotta e di manager. Il Pd sponsorizzava una presidenza di bandiera (si era fatto il nome dell’ex capo di stato maggiore della Difesa, Guido Venturoni), l’azzeramento del cda e la nomina alla guida operativa di Paolo Cantarella o Vito Gamberale, attuale ad del Fondo per le infrastrutture F2I. Ieri pomeriggio ai rappresentanti del Tesoro in Finmeccanica non erano state date istruzioni da Monti quale ministro dell’Economia: segno che il premier, benché tecnico, si è voluto riservare una scelta che ha valore anche politico, rispettando le decisioni di Guarguaglini che si è dimesso e del cda che aveva intenzione di ritirargli le deleghe.
Il risultato di ieri, oltre a rafforzare le strategie delineate da Orsi, non marca del tutto una cesura con il passato. Si torna al doppio ruolo presidente-ad, come Finmeccanica era stata per tutti gli anni Duemila con Guarguaglini, quando l’ex presidente era riuscito a trasformarla in un conglomerato di livello mondiale. Esperienza che è bene che l’Italia non disperda, ancora più in un settore strategico come la difesa e in epoca di concorrenza acuita dalla crisi.
Visti da sinistra, dunque, i problemi non si limitavano a Guarguaglini e alle inchieste che lo hanno coinvolto, ma alla necessità di un totale cambio di rotta e di manager. Il Pd sponsorizzava una presidenza di bandiera (si era fatto il nome dell’ex capo di stato maggiore della Difesa, Guido Venturoni), l’azzeramento del cda e la nomina alla guida operativa di Paolo Cantarella o Vito Gamberale, attuale ad del Fondo per le infrastrutture F2I. Ieri pomeriggio ai rappresentanti del Tesoro in Finmeccanica non erano state date istruzioni da Monti quale ministro dell’Economia: segno che il premier, benché tecnico, si è voluto riservare una scelta che ha valore anche politico, rispettando le decisioni di Guarguaglini che si è dimesso e del cda che aveva intenzione di ritirargli le deleghe.
Il risultato di ieri, oltre a rafforzare le strategie delineate da Orsi, non marca del tutto una cesura con il passato. Si torna al doppio ruolo presidente-ad, come Finmeccanica era stata per tutti gli anni Duemila con Guarguaglini, quando l’ex presidente era riuscito a trasformarla in un conglomerato di livello mondiale. Esperienza che è bene che l’Italia non disperda, ancora più in un settore strategico come la difesa e in epoca di concorrenza acuita dalla crisi.