La politica del tecno-governo

Piazza Monte Grappa non si è trasformata in piazzale Loreto: il tecno-governo ha indotto Pier Francesco Guarguaglini a lasciare la presidenza ma ne ha trasferito le deleghe all’amministratore delegato Giuseppe Orsi, nominato dall’esecutivo politico di Silvio Berlusconi. Mario Monti e Corrado Passera, i due ministri che hanno seguito le vicende della holding statale dell’aerospazio e della difesa, non hanno ascoltato le pressioni provenienti dal Pd, che fino all’ultimo avevano puntato su un avvicendamento totale, visto come discontinuità non solo aziendale ma anche politica
2 DIC 11
Ultimo aggiornamento: 17:24 | 13 AGO 20
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Piazza Monte Grappa non si è trasformata in piazzale Loreto: il tecno-governo ha indotto Pier Francesco Guarguaglini a lasciare la presidenza ma ne ha trasferito le deleghe all’amministratore delegato Giuseppe Orsi, nominato dall’esecutivo politico di Silvio Berlusconi. Mario Monti e Corrado Passera, i due ministri che hanno seguito le vicende della holding statale dell’aerospazio e della difesa, non hanno ascoltato le pressioni provenienti dal Pd, che fino all’ultimo avevano puntato su un avvicendamento totale, visto come discontinuità non solo aziendale ma anche politica: “La situazione è insostenibile”, insisteva fino a ieri pomeriggio Andrea Lulli, capogruppo pd nella commissione Attività produttive della Camera. “Per questo riteniamo che, in occasione del consiglio di amministrazione – insisteva l’esponente del partito di Bersani – sarebbe opportuno un cambio della dirigenza a partire dal presidente Guarguaglini”.

Visti da sinistra, dunque, i problemi non si limitavano a Guarguaglini e alle inchieste che lo hanno coinvolto, ma alla necessità di un totale cambio di rotta e di manager. Il Pd sponsorizzava una presidenza di bandiera (si era fatto il nome dell’ex capo di stato maggiore della Difesa, Guido Venturoni), l’azzeramento del cda e la nomina alla guida operativa di Paolo Cantarella o Vito Gamberale, attuale ad del Fondo per le infrastrutture F2I. Ieri pomeriggio ai rappresentanti del Tesoro in Finmeccanica non erano state date istruzioni da Monti quale ministro dell’Economia: segno che il premier, benché tecnico, si è voluto riservare una scelta che ha valore anche politico, rispettando le decisioni di Guarguaglini che si è dimesso e del cda che aveva intenzione di ritirargli le deleghe.

Il risultato di ieri, oltre a rafforzare
le strategie delineate da Orsi, non marca del tutto una cesura con il passato. Si torna al doppio ruolo presidente-ad, come Finmeccanica era stata per tutti gli anni Duemila con Guarguaglini, quando l’ex presidente era riuscito a trasformarla in un conglomerato di livello mondiale. Esperienza che è bene che l’Italia non disperda, ancora più in un settore strategico come la difesa e in epoca di concorrenza acuita dalla crisi.