Il jolly della Bce

La concessione di prestiti triennali al tasso dell’1 per cento da parte della Banca centrale europea alle banche degli stati membri – con l’utilizzo, a garanzia, di una ampia categoria di titoli pubblici e privati – ha generato due opposte, errate, posizioni.
20 DIC 11
Ultimo aggiornamento: 18:15 | 5 AGO 20
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La concessione di prestiti triennali al tasso dell’1 per cento da parte della Banca centrale europea alle banche degli stati membri – con l’utilizzo, a garanzia, di una ampia categoria di titoli pubblici e privati – ha generato due opposte, errate, posizioni. Quella trionfalistica, secondo cui ora il pericolo di recessione è scongiurato perché le banche faranno ripartire l’economia, elargendo a piene mani il credito, e quella pessimistica secondo cui adesso non sarà più facile di prima piazzare il nostro debito pubblico presso il sistema bancario, in quanto questo non può accollarsi il rischio di comprare titoli che poi si deprezzano. Il professor Guido Tabellini, criticando sul Sole 24 Ore la mossa del governatore della Bce, ha scritto che le banche del nord Europa eviteranno i titoli degli stati meridionali dell’Eurozona. E un esponente di Unicredit ha dichiarato al Wall Street Journal che la sua banca preferisce usare questi nuovi prestiti della Bce per le imprese piuttosto che investire in titoli pubblici rischiosi. Ma se Unicredit desidera attingere al nuovo sportello della Bce per finanziare le imprese, vuol dire che la mossa di questa può effettivamente servire a immettere risorse finanziarie nell’economia reale. E’ però errato che una banca che prende il denaro all’1 per cento dalla Bce per tre anni, per comprare titoli che rendono il 5-6 per cento e scadono entro il triennio, corra un rischio per la riduzione eventuale del prezzo di mercato dei titoli acquistati.
Lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi, ha ribadito ieri che gli istituti “possono usare la liquidità per acquistare bond sovrani, è importante che le banche prendano decisioni autonome sulla base delle loro strategie di investimento”. Ma anche la tesi trionfalistica è errata. Le banche potranno utilizzare la nuova leva offerta dalla Bce per concedere prestiti che avevano già deliberato e per i quali avevano difficoltà di provvista. Ma non è detto che la usino per nuovo credito, in particolare alle piccole e medie imprese, che in questo momento hanno difficoltà di mercato anche a prescindere dalla richiesta di prestiti. Se la domanda ristagna, e non si liberalizzano i settori bloccati, il fatto che il credito sia ora meno costoso non implica automaticamente che l’economia riparta. La disponibilità di credito a tassi ragionevoli è una condizione necessaria, ma non sufficiente per la crescita.