Tablet a scuola per decreto, cattiva idea

Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo auspicava ieri su Repubblica l’avvento di una scuola “moderna e visionaria” che si disfi una volta per tutte degli obsolescenti libri di carta e li rimpiazzi con notebook e tablet, sui quali scaricare i testi di studio. Il programma di alleggerimento di zaini e cervelli è per ora ipotizzato per le medie superiori, già affollate di “nativi digitali”.
24 DIC 11
Ultimo aggiornamento: 18:18 | 5 AGO 20
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Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo auspicava ieri su Repubblica l’avvento di una scuola “moderna e visionaria” che si disfi una volta per tutte degli obsolescenti libri di carta e li rimpiazzi con notebook e tablet, sui quali scaricare i testi di studio. Il programma di alleggerimento di zaini e cervelli è per ora ipotizzato per le medie superiori, già affollate di “nativi digitali”.
E’ un peccato che il ministro, di cui abbiamo apprezzato i primi passi, non resista al fascino del nuovismo a buon mercato (o forse a caro prezzo, visto di che si tratta). Ma lo sa che quella di mandare al macero i libri e di attaccare a uno schermo, una volta per tutte, gli scolari che verranno, non è considerata affatto una buona idea proprio da chi se ne dovrebbe intendere di più (vale a dire i big della Silicon Valley – stiamo parlando di coloro che guidano aziende come Google, Apple, Yahoo e Hewlett-Packard – che hanno figli in età scolare)?
Da un lungo reportage uscito sul New York Times lo scorso 22 ottobre, apprendiamo che le scuole scelte per i rampolli dei big dell’informatica non hanno nemmeno un computer, ma solo penne, carta, lavagne, gessi. Per chi apprende, è la filosofia di queste scuole, il computer è una zavorra, non un luogo che libera il pensiero (o la visionarietà, per attenerci a una categoria cara al ministro Profumo). Solo a partire dalla terza media, è possibile un “uso limitato di gadget elettronici”, mai sostitutivo dei libri di carta. Alan Eagle, ideatore di software per Google, ha detto al Nyt che “l’idea che un’applicazione o un iPad possano insegnare meglio ai miei figli l’aritmetica o a leggere, è ridicola”. Concordiamo.