Il quarto giorno di proteste in Afghanistan per il rogo del corano

Per il quarto giorno consecutivo, nel venerdì di preghiera, violente manifestazioni di protesta si sono verificate in Afghanistan in seguito al rogo di alcune copie del Corano avvenuto in circostanze mai chiarite martedì scorso nella base di Bagram, dove è stanziata una parte del contingente statunitense. Leggi in anteprima Perché ci sono le “regole di Rushdie” dietro gli incidenti a Bagram - Guarda LA GALLERIA FOTOGRAFICA ESCLUSIVA su Terry Jones e il rogo del Corano
24 FEB 12
Ultimo aggiornamento: 19:20 | 10 AGO 20
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Per il quarto giorno consecutivo, nel venerdì di preghiera, violente manifestazioni di protesta si sono verificate in Afghanistan in seguito al rogo di alcune copie del Corano avvenuto in circostanze mai chiarite martedì scorso nella base di Bagram, dove è stanziata una parte del contingente statunitense. Il bilancio provvisorio degli scontri è di dodici vittime. Centinaia di persone hanno marciato a Kabul verso il palazzo presidenziale, lanciando pietre e intonando cori contro Washington, al punto che un cordone dell’Esercito è stato schierato a protezione della residenza di Hamid Karzai. La polizia locale ha sparato colpi in aria per disperdere la folla, ferendo almeno un dimostrante.
Gli scontri più gravi si sono registrati a Herat, sede del contingente italiano: un corteo di protesta si è concluso con il tentato assalto al consolato americano. Secondo l’agenzia Reuters, sette persone sono morte nei disordini, ma le autorità della città non hanno ancora richiesto l’intervento di forze della Nato. In varie città del paese, durante il sermone del venerdì, i mullah hanno chiesto ai fedeli di vendicare l’oltraggio subito. Imponenti cortei anche a Peshawar, in Pakistan, dove almeno trecento persone hanno occupato le principali strade cittadine dando fuoco a bandiere statunitensi e promettendo vendetta per quanto accaduto a Bagram. Manifestazioni anche in Malaysia: a Kuala Lumpur, almeno duecento fedeli musulmani hanno marciato verso l’ambasciata americana. Il leader del locale movimento giovanile islamico, Nasruddin Tantawi, ha detto che “le scuse non bastano, perché quanto è accaduto non può essere tollerato”.
Ieri il presidente degli Stati Uniti Barack Obama (nonostante le critiche del candidato repubblicano alla primarie Newt Gingrich), aveva inviato una lettera di scuse a Karzai assicurando che i responsabili del rogo saranno individuati e puniti adeguatamente. La Nato ha intanto aperto un’inchiesta che, secondo il comandante delle truppe dell’Alleanza atlantica in Afghanistan, il generale John Allen, chiarirà ogni aspetto della vicenda.
Fonti talebane hanno invitato ieri i propri connazionali ad “attaccare le basi militari degli invasori, i loro convogli militari e a uccidere, catturare e malmenare i soldati stranieri”. Dopo la chiusura provvisoria dell’ambasciata americana a Kabul, le Forze armate tedesche hanno annunciato che la base di Talokan, nel nord dell’Afghanistan, sarà chiusa con un mese di anticipo in seguito alla crescente instabilità provocata da quanto avvenuto a Bagram. Intanto una delegazione composta da uomini dell’Isaf e del governo afgano si è recata nella base dove è avvenuto il rogo di alcune copie del Corano per ricostruire come si sono svolti i fatti.