Napolitano è chiaro, Bersani non coglie
Giorgio Napolitano insiste nel sostegno alle scelte del governo che ha voluto, anche ora che vengono duramente criticate da quella che era la sua area politica di provenienza, e questo senza dubbio gli crea preoccupazione politica e sofferenza personale. Qualche commentatore arriva a prevedere una secessione dal Partito democratico di una pattuglia di parlamentari che intendono seguire le indicazioni del Quirinale anche se questo significasse rompere con la disciplina di partito.

Giorgio Napolitano insiste nel sostegno alle scelte del governo che ha voluto, anche ora che vengono duramente criticate da quella che era la sua area politica di provenienza, e questo senza dubbio gli crea preoccupazione politica e sofferenza personale. Qualche commentatore arriva a prevedere una secessione dal Partito democratico di una pattuglia di parlamentari che intendono seguire le indicazioni del Quirinale anche se questo significasse rompere con la disciplina di partito. Si tratta di illazioni, ma si può capire che effetto facciano a una persona che ha condotto una lunga vita politica nella quale, in varie occasioni, ha accettato decisioni che non condivideva pur di evitare lacerazioni. Anche quella scelta gli è costata molto sul piano umano: basta pensare all’amarezza di Giorgio Amendola quando non ebbe sostegno da Napolitano nella sua denuncia della deriva estremista della Fiom.
Letta in questa prospettiva, l’attuale fermezza di Napolitano assume un valore particolarmente pregnante.
Letta in questa prospettiva, l’attuale fermezza di Napolitano assume un valore particolarmente pregnante.
Significa che è convinto che le riforme volte a dare flessibilità e competitività al sistema produttivo sono indispensabili per il paese, che quindi debbono essere sostenute anche se questo costa molto persino sul piano umano e costringe a forzare una tradizione personale di prudenza e di disponibilità alla mediazione. Pier Luigi Bersani non può aspettarsi di trovare una sponda al Quirinale, anche perché non ha voluto o saputo comprendere il senso reale dell’iniziativa assunta da Napolitano per sbloccare la situazione politica paralizzata con l’indicazione del governo tecnico. La scelta di non procedere allo scioglimento del Parlamento nasceva da una considerazione sul pericolo che correva l’Italia, che avrebbe potuto ottenere aiuti dall’Europa, e di fatto li ha ottenuti dalla Banca centrale, solo dimostrando di poter onorare gli impegni assunti dal governo che l’indisponibilità della Lega aveva però di fatto bloccato.
I patti erano questi, e Bersani lo sapeva benissimo. Ora, di fronte a un passaggio difficile sulla riforma del mercato del lavoro, cede alla demagogia della denuncia dei “licenziamenti facili”, fingendo di non capire che è il crollo della produzione industriale (come gli ha ricordato ancora ieri Napolitano) la vera causa dei pericoli di impennata della disoccupazione. Sicuramente Napolitano sente una responsabilità per le tensioni che lacerano l’area politica cui ha dedicato tutta la vita, ma sente più forte la responsabilità verso il paese che gli ha affidato la rappresentanza della sua unità nazionale. La sua determinazione a onorare prima di tutto e contro chiunque questo dovere è tanto più ammirevole quanto meno è compresa dai suoi recenti detrattori.