Un centrodestra "riveduto e corretto"

Negli ultimi mesi abbiamo maturato la convinzione che una nuova stagione politica, per la nostra area di riferimento, non può più coincidere con l’ennesima discesa in campo di Silvio Berlusconi. Molti i motivi che ci hanno indotto a questa scelta: programmi elettorali disattesi, la rivoluzione liberale ventilata e mai concretizzata, una dirigenza, e alcuni nominati, decisamente imbarazzanti, l’incapacità di analizzare in modo serio le sconfitte come quella clamorosa patita alle ultime amministrative.
12 LUG 12
Ultimo aggiornamento: 16:05 | 14 AGO 20
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Abbiamo chiesto ad alcuni blogger di area liberale e/o di centrodestra di leggere il manifesto per una nuova destra pubblicato ieri dal Foglio, e di commentarlo alla luce dell'annuncio del ritorno di Silvio Berlusconi come candidato premier nel 2013.
Negli ultimi mesi abbiamo maturato la convinzione che una nuova stagione politica, per la nostra area di riferimento, non può più coincidere con l’ennesima discesa in campo di Silvio Berlusconi. Molti i motivi che ci hanno indotto a questa scelta: programmi elettorali disattesi, la rivoluzione liberale ventilata e mai concretizzata, una dirigenza, e alcuni nominati, decisamente imbarazzanti, l’incapacità di analizzare in modo serio le sconfitte come quella clamorosa patita alle ultime amministrative. Per queste ragioni auspichiamo la nascita di un centrodestra "riveduto e corretto" che sappia giocare una nuova partita in contrapposizione ai "gattopardi" come Alfano e i tre tenori, La Russa, Verdini, e Bondi. Una nuova destra, aperta ai cittadini, alla società civile, e al web, contraria alla dittatura delle tessere. Riteniamo, dunque, importante non riproporre vecchi e archiviati schemi per nulla efficaci contro l’accozzaglia di sinistra rappresentata da Vendola, Di Pietro e Bersani, ideologicamente massimalista ma probabilmente vincente alle prossime politiche.
A Berlusconi rimproveriamo l’incapacità di lasciare nelle mani di milioni di italiani orientati a destra una reale eredità politica. Un partito strutturato, indipendente, con un’ideologia riconoscibile ma, soprattutto, una classe dirigente in grado di camminare sulle proprie gambe e non all’ombra del Cavaliere. Siamo perfettamente consapevoli che per il giardino del Pdl (al momento più che altro un giardinetto), rappresentato da molti cortigiani/e, la candidatura di Berlusconi appare salvifica. La domanda che ci poniamo è la seguente: lo è in prospettiva anche per il Paese? Ragionare a breve/medio termine è un lusso che non possiamo più permetterci.