Chi valuta i valutatori?
Il mercato non può vigilare sul mercato. Vi è un conflitto di interessi nel settore finanziario fra vigilati e vigilanti, che tendono spesso a identificarsi in modo pericoloso. E’ questa la constatazione che si deve trarre dalla testimonianza di Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve alla commissione Bancaria del Senato degli Stati Uniti e da quella di Mario Draghi, attualmente presidente della Bce ed ex governatore della Banca d’Italia, al tribunale di Trani.

Il mercato non può vigilare sul mercato. Vi è un conflitto di interessi nel settore finanziario fra vigilati e vigilanti, che tendono spesso a identificarsi in modo pericoloso. E’ questa la constatazione che si deve trarre dalla testimonianza di Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve alla commissione Bancaria del Senato degli Stati Uniti e da quella di Mario Draghi, attualmente presidente della Bce ed ex governatore della Banca d’Italia, al tribunale di Trani. Bernanke ha parlato della rilevazione del Libor (il tasso di interesse interbancario a brevissimo termine) da parte di un gruppo di grandi banche di Londra e Draghi delle valutazioni dei debiti pubblici da parte agenzie di rating.
Bernanke ha dichiarato che i banchieri centrali degli Stati Uniti iniziarono a preoccuparsi del Libor negli ultimi mesi del 2007, quando cominciarono a circolare voci sul fatto che le banche incaricate di accertarlo lo tenevano basso, per fare a minor costo le loro operazioni allo scoperto. Secondo Bernanke una corretta determinazione del Libor è essenziale, ma l’attuale meccanismo è “strutturalmente difettoso”. E’ evidente l’allusione al conflitto di interessi delle banche chiamate a determinarlo, che ne sono anche fra i maggiori utenti.
Bernanke ha dichiarato che i banchieri centrali degli Stati Uniti iniziarono a preoccuparsi del Libor negli ultimi mesi del 2007, quando cominciarono a circolare voci sul fatto che le banche incaricate di accertarlo lo tenevano basso, per fare a minor costo le loro operazioni allo scoperto. Secondo Bernanke una corretta determinazione del Libor è essenziale, ma l’attuale meccanismo è “strutturalmente difettoso”. E’ evidente l’allusione al conflitto di interessi delle banche chiamate a determinarlo, che ne sono anche fra i maggiori utenti.
La testimonianza dell’allora governatore di Bankitalia Draghi, nel procedimento giudiziario di Trani contro Moody’s, è ancora più esplicita: “Conosco il fenomeno che esiste ed è documentato. Vi è un conflitto fra analisti e uffici che producono il rating. Le società che proponevano i prodotti strutturati soggetti a rating erano le società da cui dipendevano quelle agenzie”. Draghi ha poi parlato dei danni alle quotazioni del debito italiano, causate dai declassamenti delle agenzie di rating, sostenendo che essi non trovavano una giustificazione nelle caratteristiche strutturali del nostro sistema finanziario.
Ma se le banche non possono accertare il tasso interbancario, che loro stesse useranno, e le agenzie di rating non possono valutare il rating dei debiti pubblici che le compagnie finanziarie di cui sono filiali comprano e vendono, chi deve farlo? La risposta ancora non c’è, ma l’economia di mercato senza guardiani imparziali non può funzionare correttamente. Le parole di Draghi devono fare riflettere e indurre a decisioni da parte delle istituzioni.