Non si sono estinti i giovani, ma gli adulti

22 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 11:31 | 24 AGO 20
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Non me ne voglia Claudio Cerasa, ma il (bel) pezzo su “Giovani capi del Pd contro il patto tra i grandi del Pd” mi ha indotto in ben altra riflessione che non quella su “trame e i paradossi” che si vanno consumando in quel partito: se, e mi pare senza alcuna ironia, si arriva a scrivere frasi del tipo “Ai giovani (…) trenta o quarantenni che siano”, vuol dire che si è metabolizzato un dato inquietante: nel nostro Paese non si sono estinti i giovani, ma gli adulti. E non è questione demografica, ma culturale. Da quando alle tradizionali e naturali responsabilità familiari e sociali di ciascuno si sono sostituite le iper-protettive utopie del benessere familistico/statalista (leggi: mammismo + assistenzialismo), di fatto si è andati passando, direttamente, dalla generazione dei giovani a quella degli anziani. Gli adulti, quelli che dovrebbero prendersi cura degli uni e degli altri, semplicemente, non sono più contemplati. Per questo, “ai giovani (…) trenta o quarantenni che siano”, più che le trame e i paradossi del bel mondo dei partiti, sembra interessare non altro che la pensione prossima ventura. Alla faccia della spending rewiev.