Made in Italy finanziario, addio
Può darsi che per il blocco degli stati del nord Europa, cui fa capo la Germania, la tesi del “pilota automatico” per l’Italia continui a essere valida. Infatti, se noi derogassimo agli obiettivi del pareggio di bilancio scatterebbero nuove misure per costringerci al rientro, in base al patto fiscale che abbiamo sottoscritto con Bruxelles. E può darsi che nella valutazione dei mercati prevalga ancora la tesi della “pistola fumante” di Mario Draghi collegata al nostro commissariamento da parte della Troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione Ue).

Può darsi che per il blocco degli stati del nord Europa, cui fa capo la Germania, la tesi del “pilota automatico” per l’Italia continui a essere valida. Infatti, se noi derogassimo agli obiettivi del pareggio di bilancio scatterebbero nuove misure per costringerci al rientro, in base al patto fiscale che abbiamo sottoscritto con Bruxelles. E può darsi che nella valutazione dei mercati prevalga ancora la tesi della “pistola fumante” di Mario Draghi collegata al nostro commissariamento da parte della Troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione Ue). Ma, al netto di queste tesi, la visione della massa dei risparmiatori italiani sta subendo un mutamento a causa del vuoto politico emerso con l’ostinazione di Pier Luigi Bersani, e la ricerca di un appoggio da parte della sinistra estremista che si annida nel Movimento 5 stelle di Grillo, fermo su una linea cicalesca di rifiuto delle scelte più sensate.
Sino a oggi i risparmiatori italiani, se non investono nel mattone, da cui si stanno forzatamente allontanando a causa della stretta creditizia, erano attratti, in larga misura, dai titoli di stato (Bot e Btp) e dai conti bancari (con l’aggiunta di un ceto fluttuante, ma in crescita, di piccoli azionisti e di titolari di quote di fondi). Ora però si sta manifestando una disaffezione degli italiani per il made in Italy finanziario, non più soltanto dei “ricchi” di casa a Lugano. Lo dimostrano le ultime aste dei titoli pubblici, la crescente preoccupazione per il conto in banca in euro e le tendenze ribassiste di una Borsa boccheggiante. E lo spread risale, non solo per la politica di vendite delle banche straniere, ma pure degli italiani.